Micaela, 8 figli: per noi un aiuto importante

19 Aprile 2022

«Ci siamo rivolti al Caf e abbiamo avuto l’erogazione. Così uno dei ragazzi potrà fare equitazione»

PESCARA. «Uno dei miei figli desiderava tanto fare equitazione, e così abbiamo deciso di destinare la somma dell’assegno unico per esaudire il suo desiderio».
A parlare è Micaela, genitore, insieme al marito Fulvio di 8 figli. «Ci siamo rivolti al Caf e abbiamo presentato la domanda di assegno unico all’inizio dell'anno. Abbiamo ricevuto già una prima erogazione per il mese di febbraio. In verità», afferma la mamma di Pescara che lavora come consulente insieme al marito, «l’entità della somma si è leggermente ridotta, rispetto all’incentivo che prendevamo precedentemente. A luglio avevamo fatto una prima domanda, i cui soldi sono arrivati a dicembre. Ora con questa modalità riceviamo un assegno, di circa 106 euro, per ciascun figlio minorenne». La famiglia di Micaela e Fulvio, neocatecumenali, conta otto figli, dagli 8 ai 21 anni. Le due più grandi sono donne e hanno 18 e 21 anni, poi ci sono gli altri sei, tutti minorenni e tutti maschi.
«Abbiamo fatto una scelta di apertura alla vita», dice Micaela, «basata sulla forte esperienza di fede che abbiamo. Può sembrare una decisione impegnativa, folle e coraggiosa, ma quando è aiutata dalla fede quotidiana diventa tutto più fattibile. Certo ci sono momenti di angoscia, di precarietà e di sacrifici, ma credo che faccia bene ai figli vivere un po’ nel sacrificio per apprezzare quello che i genitori danno».
La famiglia riceve l’assegno unico per ciascuno dei sei figli maschi, tutti under 18. «Quando hai tanti figli, quasi tutti adolescenti i soldi non bastano mai», continua Micaela «e le spese sono sempre tante, anche se si vuole risparmiare su alcune cose. Cerchiamo comunque di non far mancare mai nulla ai nostri figli. Ricevere questo sostegno, anche se non è molto per tutte le necessità che hanno i ragazzi, è importante. I miei figli fanno tutti calcio, ma uno di loro voleva fare equitazione. È un’attività più onerosa, più distante, per cui abbiamo sempre aspettato. Ora con l’assegno, abbiamo pensato che questi soldi erano comunque suoi, e così li abbiamo sfruttati per fargli fare lo sport che desiderava». (m.pa.)