Michel il geofisico non vive più in strada E ora vuole insegnare

Dalla mensa di San Francesco alla casa famiglia che lo ha adottato: «Mi piacerebbe aiutare gli altri»
PESCARA. Non è più un clochard. Non vive più sulla strada e con la sua laurea in geofisica nucleare vorrebbe dare ripetizioni agli studenti o insegnare il suo sapere ai giovani. La nuova vita di Michel Janssens, 63 anni, nato a Uccle, Comune belga della regione di Bruxelles dove si è laureato nella locale università a fine Anni Ottanta, ricomincia da Montesilvano dove vive da qualche mese grazie all'aiuto di persone caritatevoli che lo hanno accolto con affetto in una casa famiglia e gli hanno dato un pasto caldo, una stanza da letto e piccoli lavoretti da svolgere «così posso sentirmi utile agli altri».
La storia di Michel era stata raccontata dal Centro quasi un anno fa e da quel momento la sua vita è cambiata. Non dorme più sulle panchine della strada parco, al freddo e al gelo. Non mangia più alla mensa di San Francesco dove il direttore, Renato Paesano, lo aveva accolto offrendogli amicizia e aiuti concreti così come Silvana Martini, presidente del sodalizio vincenziano delle signore della Carità, che lo aveva ospitato alle docce di via Gran Sasso, dove Michel trovava anche sempre indumenti puliti da indossare.
Non bivacca più trascinandosi dietro il suo zaino logoro colmo di razioni di cibo per la sera e una busta di plastica trasparente con i fogli bianchi stropicciati su cui Michel aveva impresso il suo doloroso percorso di vita, sottoforma di poesia. I versi li ha, per il momento, accantonati: «Ho troppe cose da fare, ora, non ho l'ispirazione per scrivere».
Subito dopo la pubblicazione sul giornale della sua vicenda, un "angelo custode" si è fatto carico dei suoi tormenti e in questi mesi non lo ha mai abbandonato. «Grazie a questa persona con cui è nata una fratellanza, una amicizia unica e speciale», racconta Michel, arrivato a Pescara 33 anni fa dopo aver sposato a Charleroi una signora di Pianella emigrata con la famiglia a Marcinelle e padre di un giovane che vive a Oxford in Inghilterra, «sono riuscito ad avere un tetto sulla testa. Prima in hotel, poi in appartamento, tutto a sue spese e infine in questa dimora a Montesilvano dove ho trovato una nuova famiglia».
E si è anche ambientato bene nel quartiere, ha fatto amicizia, tutti lo riconoscono e lo salutano affettuosamente, mentre cammina per strada, sempre zaino in spalla (nuovo di zecca) e tante emozioni racchiuse. Molte da ricordare, altre da dimenticare, come il licenziamento all'età di 55 anni, otto anni fa, dalla Schlumberger di Santa Teresa di Spoltore, una delle più grandi società americane di servizi petroliferi con sede centrale a Houston, Texas (Usa) dove lavorava.
«Da quel momento è iniziata la mia deriva», prosegue Michel che non vuole più essere appellato "barbone", «sono finito sulla strada inconsapevolmente, non riuscivo a trovare lavoro, a eccezione di un incarico di poche settimane in una ditta di Spoltore che poi ha chiuso i battenti. Ho vissuto mesi sulla strada, ho dormito dove capitava. La mia vita è ripartita quando avete pubblicato l'articolo e grazie a questo angelo custode che è il mio più caro amico». Amico davvero e generoso al punto da accollarsi gran parte delle sue spese: dal costo di un alloggio alle visite mediche per i suoi malanni fisici che non gli danno tregua, a cose più futili, ma non meno importanti, come una sigaretta elettronica e un telefonino.
«Mi sta anche aiutando a prendere una pensione e forse anche a ottenere un lavoro, grazie anche alla collaborazione dell'assessore Antonella Allegrino del Comune di Pescara». Nel frattempo, la quotidianità di Michel è scandita da ritmi semplici. Sveglia alle 4 del mattino, cappuccino e brioche col suo amico, (che Michel chiama "fratè", fratello) piccoli lavoretti di manutenzione nella struttura dove vive, aiuto e sostegno come volontario, a letto alle nove di sera. E' dimagrito 13chili, ma combatte con gli acciacchi dell'età.
aOra la mia vita è quasi completa, voglio guadagnarmi da vivere, voglio rendermi utile e sapere che qualcuno ha bisogno di me».
Il sogno di Michel? «Trasmettere il mio sapere ai giovani, mi piacerebbe insegnare geofisica nucleare, fare ripetizioni o tenere lezioni agli studenti».
E l'amore? «Arriverà, ma c'è un tempo per ogni cosa». Perché, annota Michel nelle sue poesie «l'incanto dell'amore non pretende per rivelarsi, né in un'epoca precisa dell'anno, né in un'ora particolare della giornata. Può nascere dal pulviscolo d'oro del tramonto settembrino oppure dal cielo caliginoso di gennaio, quando la neve ovatta la tua mente».
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