Michetti, la figlia boccia il Comune

«Grazia la Marinara doveva stare alla Madonnina, una vergogna lo spostamento»
PESCARA. «Prima chiedevamo solo i danni morali, adesso vogliamo anche quelli materiali, perché la figura di mio padre è stata totalmente distrutta». Lo sfogo è di Laila Michetti, la figlia dell’artista pescarese di cui proprio ieri l’amministrazione comunale ha ricordato il 106° anniversario dalla nascita, spostando l’opera “Grazia la Marinara” al centro dell’aula del consiglio comunale, con tanto di targa e luci. Nell’ottica del presidente del consiglio comunale Antonio Blasioli che ha presenziato alla cerimonia, è stato un gesto di riavvicinamento verso l’opera di un grande artista per il quale Blasioli si è appellato agli imprenditori affinché aiutino il Comune a spostare le altre sculture che da anni aspettano di essere collocate secondo la transazione con cui si chiuse il contenzioso nel 2011 tra eredi e Comune. Un affronto invece, l’ennesimo, secondo Laila Michetti. «Ringrazio Blasioli e le sue buone intenzioni», tuona, «ma dopo venti anni non possiamo accettare che la statua che doveva andare al posto della Nave di Cascella, da dietro a una tenda finisca con un’etichetta e stop. È una cosa vergognosa, noi non ci stiamo, abbiamo dato tutto in mano agli avvocati. Adesso basta. Ho un carteggio infinito fra i ministri Gaspari e Spataro secondo cui quella statua doveva andare dove sta adesso la Nave di Cascella, cosa che non è stata. Avevamo proposto tutto il progetto per trasferirla, allora, alla Madonnina. Carlo Masci mi ha chiamato per strada, in via Nicola Fabrizi, per dirmi che era tutto a posto. E oggi che cosa devo sentire? Ma stiamo scherzando? Vogliamo i danni morali e materiali perché sono riusciti a cancellare la figura e l’opera di mio padre dalla città che lui ha profondamente amato. Se si chiede ai pescaresi che cosa ha fatto Michetti, i più eruditi al massimo rispondono l’Elefante, che per papà era stata una provocazione. La sua arte è stata ben altro. E la cosa che mi ha fatto più dolore di quello che ha detto Blasioli è l’appello agli imprenditori, quando ha detto che tanto ci vogliono poche migliaia di euro per togliere le opere “dai bassifondi”, dico io, dal fango dove le hanno lasciate per tutti questi anni. Ma se ci volevano poche migliaia di euro perché non l’hanno fatto prima? Mi viene da piangere».
E infine: Questo è troppo, stavolta davvero mi riprendo tutto, per fortuna che all’epoca non ho dato i disegni, sennò ora stavano nel sottoscala mangiati dai topi. Che vergogna».
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