Migranti, oggi i tamponi antiCovid poi il trasloco nei paesi d’Abruzzo

3 Agosto 2020

Primo giorno nella nuova dimora sorvegliata da cinque pattuglie di carabinieri, polizia e finanza Il sindaco organizza una raccolta di beni e di giocattoli per i bimbi: «I cittadini non abbiano paura»

MOSCUFO. Nessuno dei 50 migranti africani può uscire dal perimetro della nuova dimora di Moscufo, supersorvegliata notte e giorno da cinque pattuglie di carabinieri, polizia e Guardia di Finanza, dieci agenti per turno. Ogni famiglia ha a disposizione un appartamento per mangiare e dormire; dunque, anche tra loro viene rispettato il distanziamento anticontagio.
Tutti i test sierologici già effettuati prima del trasferimento a Moscufo dall'hub agrigentino, hanno dato esito negativo. E oggi, gli ospiti del Cas, Centro di accoglienza straordinaria di via Cristoforo Colombo (aperto nel 2017 lungo la strada per Cappelle sul Tavo) provenienti da Ghana, Liberia, Mali, Costa d'Avorio e Senegal, saranno sottoposti a tampone dai sanitari della Asl di Pescara che arriveranno di buon mattino per effettuare i test.
Intanto il sindaco, Claudio De Collibus, con venti anni di amministrazione alle spalle e primo anno al comando del Comune, sta organizzando con la Pro loco e gli operatori della struttura, coordinata da Francesco Felicione, una raccolta di giochi e beni di consumo per alleggerire il peso della quarantena dei 22 bambini, i più piccoli hanno 1 e 2 anni.
Con i loro genitori, età massima 40 anni, dovranno rispettare il periodo di “isolamento fiduciario“ imposto dalle autorità governative fino al 14 agosto nella località, conosciuta per l'olio d'oliva, che conta oltre 3100 abitanti.
Sindaco, che cosa accadrà dopo Ferragosto? Dove saranno trasferite le famiglie di migranti attualmente ospiti nel suo paese?
«Saranno dislocate in altri Cas del Pescarese o del Teatino, ma non sappiamo ancora dove esattamente».
Qual è la situazione al primo giorno di permanenza?
«Tutto sotto controllo. Stamani (ieri) sono andato a verificare di persona, lo stabile è pattugliato dalle forze dell'ordine con 10 agenti che non permettono a nessuno, se non gli autorizzati come i volontari della struttura o della Protezione civile, di avvicinarsi».
Perché è stata scelta Moscufo per questa operazione?
«Dalla prefettura sono stati selezionati i Cas più grandi del territorio, quelli che possono ospitare quante più persone possibili da riunire tutte insieme. Sparpagliando ovunque gli extracomunitari in quarantena, si sarebbero create difficoltà nei controlli e nella sicurezza».
I moscufesi sono preoccupati da questa "invasione" di migranti: temono che portino il Covid. Come intende rassicurarli?
«Queste persone stanno rispettando la quarantena, sono stremate da un lungo e massacrante viaggio e hanno solo desiderio di pace. Non c'è pericolo che scappino perché stanno insieme ai loro cari. E comunque, non possono uscire dallo stabile dove ci sono operatori, tra cui anche volontari della Protezione civile, che si prendono cura di loro. Ogni nucleo familiare ha a disposizione un locale per mangiare e dormire, nel pieno rispetto delle norme anti-Covid. Ai test sierologici sono risultati negativi e oggi arrivano i sanitari dellaAsl per fare i tamponi. Mi sento di dire ai moscufesi che devono stare tranquilli. Questa situazione non è come quella precedente, di mesi fa, quando i migranti all'epoca ospiti del Cas potevano uscire per andare a lavorare. Ma anche in quel caso non si fermavano in paese: si dirigevano verso la costa».
Come ha accolto la notizia del loro arrivo?
«Politicamente sono contrario a certe operazioni che calano dall'alto senza che i sindaci abbiano possibilità di opporsi o replicare. E’ un po’ mi arrabbio. Ma umanamente il mio cuore si intenerisce alla vista di questi bambini, piccolissimi, attaccati a mamma e papà in un ambiente che non è il loro. Sono un padre e queste sono famiglie: quando è possibile, bisogna fare del bene. Ai piccoli doneremo giocattoli e quanto avranno bisogno. Promuoveremo una raccolta di beni necessari in collaborazione con la Pro loco e gli altri volontari della struttura».
C'è qualcosa a cui, invece, si opporrà?
«Sì, non permetterò che le spese della raccolta di rifiuti che riguarda il centro di accoglienza ricada sui miei concittadini. Chiederemo i rimborsi governativi».
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