Milani: questa terra è l’ideale per girare film

Quando respiri l’aria dell’Abruzzo fin da bambino non la dimentichi più. Il legame atavico con la cultura di questo territorio ti rimane appiccicato addosso. Riccardo Milani, 62 anni, regista e...
Quando respiri l’aria dell’Abruzzo fin da bambino non la dimentichi più. Il legame atavico con la cultura di questo territorio ti rimane appiccicato addosso. Riccardo Milani, 62 anni, regista e sceneggiatore, è romano di nascita ma quando arriva a Pescasseroli, nel cuore del Parco, si sente a casa sua. Ama l’Abruzzo e dall’Abruzzo è riamato. Il momento attuale dello spettacolo è difficile e lui non si sottrae, snocciola ragionamenti e proposte con franchezza e spirito costruttivo.
Milani, il mondo del cinema sta subendo contraccolpi pesanti a causa della pandemia. Come se ne esce?
«Non ho ricette particolari, peraltro il mondo del cinema impatta con problemi di proporzioni internazionali, il mondo del lavoro è nel suo complesso in un momento di grande difficoltà. Però ci sono segnali piccoli, graduali ma di ripartenza. Intanto stanno riaprendo i set, ma con le dovute attenzioni perché in primo luogo c’è la salute delle persone. E poi quello che sta accadendo è che c’è una grande volontà di riprendere, ma questo ovviamente non è solo un aspetto economico, perché riguarda anche la cultura del nostro paese. La ripartenza del cinema e delle serie televisive inciderà anche sull’economia italiana. Cultura ed economia vanno di pari passo».
Lino Guanciale ha proposto il rilancio dell’Abruzzo Film Commission come opportunità per consentire alla regione una centralità in un mondo pieno di potenzialità. Tra location, logistica, opportunità per maestranze locali, attori per ruoli secondari può diventare come accade in regioni come Trentino, Puglia, Lazio una grande vetrina. È il percorso giusto da seguire?
«Lo è. Ho girato in Piemonte e lì c’è grande attenzione da anni per il cinema. L’Abruzzo lo conosco bene, conosco le sue potenzialità, non ultima la prossimità con la capitale del cinema che è Roma. Quello che offre dal punto di vista ambientale, visivo, culturale è notevole. Quando si muove l’industria del cinema si porta dietro un grande indotto: maestranze, professionalità. In questa regione c’è stata una scuola di cinema importante, il Media museum, c’era l’Accademia dell’immagine. Sono realtà che hanno un rilievo nazionale. Si parla di una industria, di un movimento economico enorme.
Le Film commission sono un investimento anche per la regione. Finora sono state espresse in parte, anche se sono stati girati film importanti, Campo Imperatore è stato set di film internazionali».
Cosa potrebbe attirare in particolare dell’Abruzzo?
«È una regione ricchissima di terra, tradizione, fauna, preservazione del territorio. È un patrimonio che non va sprecato e può funzionare da volàno e da motore per una Film commission. Serve eccome. Quando porto le troupe mi capita di sentire persone che non conoscono questi luoghi. Il movimento del cinema si ripercuote anche sul turismo».
Il suo legame con l’Abruzzo è noto, la sua casa di Pescasseroli, la condivisione della passione per l’Abruzzo con sua moglie Paola Cortellesi, con Dacia Maraini. Quando è scoccato il colpo di fulmine con la nostra regione?
«Ci sono cresciuto, le sarò grato e sempre debitore. Qui ho imparato anche un valore che purtroppo si fa sempre più raro, l’appartenenza a un territorio. Qui ho sempre sentito questo sentimento. Ho cominciato da bimbo con le prime incursioni al lago di Campotosto, nella Valle del Giovenco, nella Valle del Sangro. A Vasto e Anversa ho girato. Insomma è un legame forte».
La presidenza della giuria del premio Flaiano cinema è un’ulteriore occasione per rilanciare l’immagine dell’Abruzzo. In una estate così complicata cosa si può fare?
«Stare lì significa dare un segnale di normalità che è fatta di cultura, di premi importanti come il Flaiano, di realtà culturali di alto livello. Il primo segnale è esserci. Pensarci due mesi fa era complicato, ma poi la scelta del teatro all’aperto, il D’Annunzio, che è più gestibile anche sotto il punto di vista sanitario, ha cambiato le cose. Con questa attenzione si può fare uno sforzo in più e convogliare l’attenzione sulla cultura».
Lei ha girato alcuni film in Abruzzo, “Il posto nell’anima”, “La Guerra degli Antò”. C’è un futuro progetto cinematografico con l’Abruzzo protagonista su cui sta lavorando? Ci può anticipare qualcosa?
«Ho terminato in questi giorni di girare un film iniziato questo inverno, che si intitola “Corro da te” con Pierfrancesco Favino e Miriam Leone e ora sto per partire con un nuovo progetto a fine agosto. Poi c’è l’idea nel 2021 di tornare a raccontare la nostra regione. Non c’è film in cui non passi per la mia testa di girare qui. L’Abruzzo contiene elementi del nostro paese concentrati: mare, montagna, territorio e quindi il “green”, il tipo di vita che diventerà, spero, un elemento comune per i prossimi anni. È figlio di un cambiamento, causato dalla pandemia, che ha la possibilità di rivalutare l’Abruzzo anche sotto il profilo turistico come avviene in questi giorni. Poi siamo in un Italia che viaggia tra cultura industriale e contadina, in questo binario che un po’ ci unisce e un po’ ci divide».
Come si fa a risollevare un settore come quello cinematografico in profonda crisi a causa della pandemia? Quali suggerimenti si sente di dare al mondo della politica, per aiutare quel gran numero di attori minori, di addetti ai lavori, che stanno soffrendo oltremodo il peso dell’isolamento? Lei è un personaggio noto, sente il peso della responsabilità? In che modo la notorietà può aiutare il settore?
«Non ho suggerimenti da dare alla politica, quello è un mestiere a parte. Ritengo che sia sbagliato dare consigli a tutti. Non siamo tuttologi, c’è chi studia la materia e compie un percorso per arrivarci. Quello che possiamo fare tutti è impegnarci di più, sotto tutti i punti di vista, nel sociale. Nelle prime due settimane il nostro Paese si era ricompattato per affrontare tutti insieme il problema, ma dopo due settimane ho sentito i segni dello sgretolamento, della condivisione, dell’attacco a tutti i costi. Sulla scienza bisognava fare riferimento, ma su questo c’è stata una grande divisione. Siamo tornati a essere individualisti, quello che possiamo fare, ognuno nel proprio segmento, è quello di dare consapevolezza.
Ci sono lavoratori del mondo dello spettacolo, che non è un mondo dorato, che si alzano all’alba non hanno orari e hanno ognuno una propria specificità, un proprio ruolo, abbiamo famiglie, centinaia di migliaia di famiglie, per le quale c’è tanto da fare. Gli incentivi al settore sono necessari».(d.r.)
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