Mille pazienti reumatici ma ricoveri impossibili

28 Settembre 2018

Denuncia dell’associazione “Alberti”, i malati costretti a rivolgersi altrove Il direttore del reparto Gabini: «Abbiamo gli spazi, ora è il momento di aprirli»

PESCARA. Un reparto che ha in carico più di mille pazienti da curare e le porte per i ricoveri chiuse. E’ questa la situazione surreale che vive il reparto di Reumatologia dell’ospedale civile, come denuncia l’Associazione abruzzese malati reumatici “Maria Alberti”. Una situazione che tra promesse e rinvii si protrae ormai da anni, rendendo difficili le condizioni di vita dei malati reumatici abruzzesi, spesso costretti a rivolgersi a strutture fuori regione. Eppure le malattie reumatiche rappresentano la prima causa di invalidità temporanea e la seconda di invalidità permanente. Parliamo di patologie gravi come l’artrite reumatoide, la sclerosi sistemica progressiva, la spondilite anchilosante.
«Dopo una serie di incontri tenuti con i vertici dell’Asl di Pescara», spiega la presidente della onlus Fiorella Padovani, «e dopo aver portato a conoscenza della grave situazione l’allora governatore Luciano D’Alfonso che in data 16 luglio 2018 ha invitato la Direzione generale a un solerte e positivo riscontro, a oggi non abbiamo ancora ricevuto risposta sulla data della riapertura della degenza. Ricordiamo che la struttura ha valenza regionale, dispone di otto posti letti di degenza ordinaria e di un posto letto di day hospital, deliberati con il nuovo atto aziendale di recente approvato. Ha una pianta organica di 4 dirigenti medici più il direttore, ma attualmente sono presenti solo due dirigenti medici, di cui uno ha un incarico annuale». Per oltre 30 anni il reparto ha usufruito degli spazi al settimo piano, in cui ha sede anche l’associazione che sostiene i malati, ma dal 2014 le cose sono cambiate. «Abbiamo solo l’ambulatorio e il day hospital, manca la parte del ricovero», afferma il direttore del reparto Marco Gabini, «eppure il nostro è un reparto a valenza regionale, vengono da noi per curarsi da tutto l’Abruzzo e anche dalle regioni vicine, ma così abbiamo serie difficoltà e in molti decidono di indirizzarsi verso le strutture marchigiane sostenendo spese economiche aggiuntive e aggravando la mobilità passiva. E pensare che il nostro organico è approvato e deliberato, e gli spazi al settimo piano esistono già, vengono utilizzati come magazzini. Ora è il momento di aprirli e restituirli ai malati che non possono più aspettare e subire questa situazione. Certo, contestualmente alla ripresa della degenza ordinaria bisogna prendere un nuovo medico, ma la graduatoria concorsuale esiste già, basta scorrerla». I numeri del reparto sono importanti, si parla ogni mese di almeno 400 prestazioni con le impegnative, più le prestazioni giornaliere che sono quelle del day hospital con infusioni di nuovi farmaci innovativi indispensabili per la qualità di vita dei malati reumatici, molti dei quali colpiti in giovane età. Ci sono pazienti trattati con farmaci vasodilatatori e con infusioni di sei ore che hanno la necessità di essere ricoverati in ambiente protetto, considerata la delicata condizione clinica.
«Molti hanno una malattia complessa», prosegue Gabini, «sono le malattie dei giovani, colpiscono in età lavorativa e provocano disagio personale e spesa sociale. Attualmente la degenza è chiusa e i nostri pazienti, che dovrebbero essere seguiti da personale con capacità tecniche specifiche, finiscono per essere ricoverati in altri reparti come Medicina generale. Per quanto riguarda i day hospital, abbiamo una media di 10 o 12 pazienti al giorno che siamo costretti a sistemare in spazi angusti in un’ala dell’ottavo piano che condividiamo con la Chirurgia plastica». «Abbiamo il dovere», spiega Silvia Tonolo, presidente dell’Associazione nazionale malati reumatici, «di difendere i diritti dei pazienti reumatici che versano in condizioni croniche tali da essere ricoverati e controllati dagli specialisti reumatologi». E l’appello finale è della Padovani. «Abbiamo la necessità di riattivare i posti letto nel pieno rispetto e collaborazione con la Asl di Pescara e con gli organi istituzionali, rendendoci disponibili a contribuire all’inserimento di unità professionali, come in passato, per contribuire a un livello adeguato di assistenza medica e infermieristica».