Minacce agli immigrati che rubano «Attenti, qui comandiamo noi»

15 Giugno 2015

Tagliacozzo, manifestini anonimi dopo gli arresti di tre giovani: «Guardatevi le spalle» Il giorno prima applausi ai carabinieri per l’operazione che ha portato in cella i sospettati

TAGLIACOZZO. Manifesti in stile "Wanted" con le foto dei presunti colpevoli dei colpi avvenuti nei giorni scorsi in città. Sono stati attaccati in diversi punti di Tagliacozzo durante la notte e riportavano minacce agli stranieri con un palese incitamento all'odio razziale. Il sindaco, Maurizio Di Marco Testa, ha commentato l'accaduto sostenendo che «certi episodi trovano la loro ragione poiché in Italia per alcuni reati le pene sono troppo leggere». Intanto tra i residenti e gli immigrati la tensione sale e c'è preoccupazione che questa situazione di tensione possa trasformarsi in atteggiamenti di intolleranza o in qualcosa di più grave.

La città si è svegliata tappezzata di manifestini, attaccati su alberi e muri, all'indomani dell'arrestato di tre romeni, Rosca Mihaita (23 anni), Jonut Nandu Mastahac (26), per furto, e Pelin Mihai (26) per resistenza. Le forze dell'ordine, già dalle prime ore del mattino, si sono adoperate per staccare tutti i manifestini attaccati. Si tratta di fogli A4 su cui i militari dell'Arma, coordinati dal comandante Edoardo Commandè, starebbero facendo degli accertamenti, probabilmente anche attraverso la rilevazione delle impronte digitali. Pesanti le frasi di minaccia contro gli stranieri: “Bastardi, siete tanti ma qui comandiamo noi! Guardatevi le spalle, non siete più al sicuro cani. Nessuno di voi. Una macchina rubata, una persona molestata, un negozio distrutto, non avrete più pace in questo Paese”. E in testa il numero “-3”, in riferimento ai tre stranieri arrestati.

In corso anche indagini su reati dello stesso tipo sul web, nei confronti di chi possa aver scritto cose offensive o minacce anche su Facebook. Sul social network, infatti, negli ultimi giorni sono nati diversi gruppi e sono state registrate diverse iniziative finalizzate alla repressione dei reati in maniera autonoma dalle forze dell'ordine. Gli avvocati dei tre romeni accusati, Luca e Pasquale Motta, hanno già annunciato che valuteranno eventuali azioni legali nei confronti dei responsabili del messaggio in cui, dicono i legali, «è chiaro l’incitamento all'odio razziale». Per i carabinieri sarà un impegno in più, oltre a quello profuso per prevenire e reprimere reati sul territorio. Il timore è che dai manifestini si passi a iniziative più pesanti.

I tre arrestati al centro della vicenda, residenti da anni nella Marsica, sono finiti in manette dopo un furto in un distributore. I carabinieri, che li pedinavano in attesa di un loro passo falso, hanno atteso che il colpo fosse portato a termine e poi sono entrati in azione. Uno di loro è fuggito a piedi, cercando di far perdere le proprie tracce nei campi e disfacendosi strada facendo della refurtiva, un altro è partito invece a forte velocità con la macchina, ma entrambi sono stati presi subito dopo. Il terzo invece ha fatto resistenza quando i militari volevano controllare l'abitazione. Secondo i carabinieri sarebbero gli autori dei colpi che nei giorni scorsi hanno fatto mobilitare i residenti pronti ad avviare le ronde. Avrebbero preso di mira soprattutto locali e attività commerciali del centro e la prova sarebbe della merce posta sotto sequestro dai carabinieri e che è stata trovata nell'abitazione di uno dei romeni. Ad attenderli fuori dalla caserma, prima di essere trasportati in carcere, c’erano numerosi residenti che hanno inveito contro di loro e applaudito i carabinieri.

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