Minacce con il machete: è libero

12 Giugno 2019

Il giudice impone all’uomo di tenersi a distanza dal padre e lontano dal Dopolavoro ferroviario

PESCARA. Resta in silenzio davanti al giudice, il 35enne pescarese arrestato per estorsione dopo essersi presentato al Dopolavoro ferroviario di corso Vittorio armato di machete di mezzo metro e avere minacciato il padre per costringerlo a consegnargli 95 euro. A.C. non parla, ma riguadagna ugualmente la libertà, forte della chance che gli concede il giudice. E a chi gli è vicino confida le sue ragioni, e cioè la necessità di vedersi riconoscere dalla sua famiglia i soldi per mantenersi: ecco il perché del raid di lunedì pomeriggio nel circolo in pieno centro, costatogli l’arresto, oltre che per estorsione, anche per lesioni personali nei confronti del padre, strattonato e fatto cadere a terra, e porto abusivo di arma. Durante l’udienza di convalida, assistito dall’avvocato Paolo Cacciagrano, il 35enne si è avvalso della facoltà di non rispondere. In attesa che il processo per direttissima partorisca la sentenza il 19 luglio, è tornato in libertà ma con due prescrizioni, violate le quali - ha minacciato il giudice - A.C. sarà arrestato di nuovo come avvenuto lunedì scorso, quando è stato posto ai domiciliari. Il giudice gli ha imposto di tenersi lontano dal Dopolavoro ferroviario, teatro del blitz, e soprattutto ad almeno cento metri dal genitore. (e.r.)