Minacce e dispetti ai consuoceri: una preside a rischio processo

9 Febbraio 2024

La donna ripresa da una microcamera mentre mette nella cassetta del figlio una delle lettere minatorie Obiettivo dell’odio i genitori della nuora: «Pagheranno con una fine orribile». E incendia il loro zerbino

PESCARA. Per una “guerra”, tutta familiare, rischia di finire sotto processo una rappresentante delle istituzioni alla guida di un istituto scolastico e che la procura adesso vuole processare con le accuse di atti persecutori, minacce e danneggiamento seguito da incendio.
Tre accuse che emergono dalle denunce presentate, in un arco temporale che va da aprile a maggio dello scorso anno, dai suoceri del figlio, dalla nuora e persino dal marito di quest’ultima, suo figlio. Una serie di episodi che si sarebbero succeduti a brevissima distanza e che avrebbero gettato nell'ansia e nella preoccupazione i denuncianti. L’elenco delle “malefatte” di cui è accusata l’imputata, stilato dal pm Andrea Di Giovanni (che ha chiesto il suo rinvio a giudizio), è «appiccare il fuoco allo zerbino davanti alla porta dei consuoceri; appiccare il fuoco al portoncino d’ingresso della stessa abitazione (sempre in giorni diversi ndr); appiccare il fuoco al giardino della casa di campagna dei consuoceri; depositare nella cassetta delle poste degli stessi un biglietto recante la scritta “farete una brutta fine”; e poi, in altra data, un secondo biglietto minatorio con scritto “non avete capito: non vi salverete”; infilare una busta nel garage del figlio e della nuora, con un biglietto dove era scritto “evitate di essere complici, anche in modo indiretto di...(il nome del consuocero ndr) e sua moglie. Nascondono molte cose gravi. Pagheranno con una fine orribile. Quando meno se lo aspettano. Siete stati avvisati. Voi potete non correre rischi, basta volerlo!!”; appiccare il fuoco al secchio dell’immondizia dell’abitazione del figlio; depositare un biglietto nella cassetta della posta del figlio e della nuora con la scritta: “non scherziamo... (il nome del suocero) e la moglie salteranno in aria. Forse non è chiaro. Ve ne accorgerete. Se non volete essere coinvolti nel salto, state alla larga”. Così facendo», scrive il pm nell’imputazione, «minacciava e molestava le quattro vittime, in modo da cagionare loro un grave e perdurante stato d'ansia e da ingenerare loro un fondato timore per la propria incolumità e per quella delle rispettive famiglie, costringendoli ad alterare le loro abitudini di vita».
Eppure, i denuncianti le avevano provate tutte per evitare questa assurda situazione, scrivendo persino al Provveditorato agli studi, alla Direzione regionale del ministero dell'Istruzione, al Questore e al Prefetto, spiegando quello che stava accadendo.
E consegnando anche alla polizia un filmato, girato con una telecamera nascosta nella buca delle lettere, dal quale si vede una donna (riconosciuta poi dalla nuora come la suocera) imbucare una lettera nella cassetta delle poste.
Lettera che, stando a quanto avrebbe sostenuto l’imputata, sarebbe stata ritrovata a scuola e, visto che era intestata al figlio e alla nuora, lei si sarebbe limitata a infilarla nella loro buca delle poste, notando, nel contempo, che un’altra lettera (quella minatoria) non era entrata del tutto nella cassetta, e quindi spingendola dentro con il gomito. I denuncianti sarebbero anche arrivati a chiedere alla Procura una misura di sospensione dal lavoro per l’imputata.
Adesso tutto è nelle mani del gup che deciderà nell'udienza fissata per il prossimo marzo.
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