Minacce e lesioni ai vicini: condannato

3 Febbraio 2023

«Ti uccido» a chi aveva legato la bici al palo, botte per il bidone lasciato aperto: pena di 10 mesi, sospesa solo se si fa curare

PESCARA. Condanna a dieci mesi di reclusione: pena che verrà sospesa soltanto se l’imputato si sottoporrà a «specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per il reato ex articolo 612 bis». È quanto ha stabilito ieri il gup Nicola Colantonio che ha giudicato con il rito abbreviato R.R., 61 anni di origini napoletane, che per gli abitanti del quartiere San Giuseppe, a Pescara, era diventato un «tormento» quotidiano, uno spauracchio che impediva alle incolpevoli vittime di vivere tranquillamente le loro giornate. Accusato di stalking, lesioni personali, minacce e violenza privata (per queste due ultime accuse è stata dichiarata dal giudice l’estinzione del reato), l’uomo aveva esasperato a tal punto i suoi “obiettivi”, da portare i residenti di quel quartiere a decidere di presentare una serie di denunce, per cercare di mettere fine a una situazione diventata ormai insostenibile. Quattro le parti offese, due delle quali costituite e assistite dagli avvocati Stefano Sassano e Daniele D’Ortenzio in favore delle quali il giudice ha stabilito il risarcimento dei danni in sede civile.
L’imputato era arrivato ormai a prendersela con tutti: condomini e vicini di casa.
Una delle vittime che abita nel suo stesso stabile venne prima insultata pesantemente con frasi tipo «sei una zozza, puzzi, sei una merda» e poi anche picchiata perché aveva lasciato il bidone della spazzatura per strada in attesa che venisse ritirato dagli operatori ecologici. In quest’ultima occasione, l’imputato avrebbe aggredito la donna scagliandole contro un vaso, afferrandola per i capelli e minacciandola di morte: «io t’accid», e poi prendendo a calci il bidone fino a buttarlo addosso alla donna. A una inquilina dello stabile accanto, invece, la aggredì con forza verbalmente: «Io ti ho puntata e ti faccio del male, a te neanche i carabinieri ti salvano... ti faccio a pezzi e ti getto arint o cess». Tutto questo perché la vittima aveva legato la sua bicicletta davanti a un palo sulla pubblica via e non era scesa a spostarla. Così lui aveva spezzato la catena e smontato la bici nonostante fosse stato avvertito dalla donna dell’arrivo dei carabinieri.
Una vita d’inferno per i residenti del quartiere che decidono quindi di mettere nero su bianco quelle pesanti aggressioni verbali e non, che sono poi confluite in un dettagliato capo di imputazione relativo a episodi diversi nei confronti di quattro persone (altri hanno poi deciso di ritirare la denuncia, forse per timore di ritorsioni) e arrivate sul tavolo del gup che ieri ha giudicato l’uomo con il rito abbreviato. Emettendo una sentenza che impone all'imputato un percorso di recupero specifico. Il pm, Rosangela Di Stefano, aveva chiesto la condanna a un anno e mezzo di reclusione.
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