Minacce e violenza sessuale in ufficio Non passa il ricorso

L’ingegner Di Donato non può essere reintegrato al suo posto: il sindaco lo sorprese a palpeggiare una donna
MONTESILVANO. Un nuovo, duro colpo per l’ingegner Costantino Di Donato, che per il momento non tornerà a lavorare a palazzo di città. Il Tribunale di Pescara ha rigettato il ricorso presentato dall’ormai ex dirigente del Comune di Montesilvano che, dopo il licenziamento in tronco, arrivato a giugno 2016, si era rivolto al palazzo di giustizia pescarese per chiedere di essere reintegrato. All’origine del licenziamento, «per giusta causa», l’episodio avvenuto un sabato di febbraio 2016, quando Di Donato, approfittando della chiusura degli uffici, aveva condotto nella sua stanza una donna romena e si era intrattenuto con lei in atteggiamenti intimi, fino all’arrivo del sindaco, Francesco Maragno, e delle forze dell’ordine.
A quel punto, la sua accompagnatrice aveva denunciato l’ingegnere per violenza sessuale, dichiarando di essere stata prima attratta nell’ufficio con la promessa di un posto di lavoro come interprete e poi molestata. Parallelamente alle indagini, era stato avviato un procedimento disciplinare gestito da un ufficio con sede a Lugo di Romagna (Ravenna), diretto da Silvia Kranz, al quale l’ente montesilvanese da tempo ha affidato la gestione delle controversie lavorative con i dipendenti. Dopo una serie di valutazioni, la dirigente Kranz, ritenendo il comportamento dell’ingegnere lesivo per l’immagine del Comune, ha dato il proprio via libera al licenziamento «per giusta causa». Decisione mal digerita da Di Donato, il quale si è prima appellato, senza successo, al giudice del lavoro e poi al tribunale di Pescara. Ma, anche in questo caso, i giudici hanno confermato che l’ingegnere non potrà tornare al suo posto. Leggendo la sentenza, è possibile apprendere anche ulteriori e inquietanti dettagli relativi a quell’episodio avvenuto in un ufficio di Palazzo Baldoni. Stando a quanto ha riferito la donna agli inquirenti, l’ingegnere, conosciuto qualche giorno prima, le avrebbe detto di aver bisogno di un’interprete romena, ottenendo così un appuntamento.
Dopo averla condotta nel suo ufficio, però, l’ingegnere avrebbe chiesto alla vittima di sedersi sulle sue gambe e, al suo rifiuto, alzandosi di scatto dalla sedia, l’avrebbe baciata sulle labbra, cominciando a palpeggiarla sul seno e sulle gambe.
«Sono venuta per lavorare e non per farmi ….», avrebbe urlato la donna, allontanando l’ingegnere. A bloccare il dirigente comunale, sempre secondo quanto si legge nella sentenza, sarebbe stato proprio l’arrivo a sorpresa del sindaco e delle forze dell’ordine. Come se non bastasse, prima di uscire dalla sua stanza, Di Donato avrebbe minacciato la donna passandosi un pollice sotto la gola, come a dire «se parli ti uccido». A notare il gesto, oltre alla vittima, anche un carabiniere. Per quest’ultimo episodio, Di Donato, oltre all’accusa di violenza sessuale, dovrà rispondere ora anche di minacce.
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