Minacce, la preside patteggia: 9 mesi e percorso di recupero

La dirigente scolastica era accusata anche di aver incendiato zerbino e bidone dell’immondizia Ora il giudice ha disposto che si faccia seguire dal Centro di ascolto maltrattanti entro un anno
PESCARA. Finisce con un patteggiamento annunciato la vicenda processuale di una preside di un istituto pescarese, finita sotto processo con le accuse di atti persecutori, minacce e danneggiamento seguito da incendio, contro i suoi consuoceri e la nuora, costituitisi parti civili. Nove mesi e 10 giorni la pena concordata con la pubblica accusa (pm Andrea Di Giovanni), con il beneficio della sospensione condizionale della pena che il gup Mariacarla Sacco ha voluto specificare nel dispositivo, subordinata alla partecipazione dell’imputata «a specifico percorso di recupero presso il Cam (Centro di ascolto maltrattanti) di Pescara o associazione similare da effettuare entro un anno dal passaggio in giudicato della sentenza».
Una sottolineatura del giudice che ha voluto così rispettare le osservazioni processuali portate avanti dalle parti offese (assistite dall'avvocatessa Paolo Di Cioccio) in questa delicata e particolare vicenda giudiziaria che le vittime hanno posto anche all’attenzione delle istituzioni scolastiche, senza però nessun riscontro tangibile al momento. Furono le stesse vittime a smascherare l’anonimo e a individuare l’imputata quale “postino” di quegli scritti anonimi (redatti peraltro con il computer della scuola) recapitati alle parti offese, con l’utilizzo di una microtelecamera posta all’interno della cassetta delle poste dei consuoceri, colpevoli di stare troppo tempo a contatto con le sue nipotine, e comunque molto più di lei.
E per questo, secondo l’accusa, l’imputata avrebbe appiccato il fuoco allo zerbino dei consuoceri e persino ai bidoni dell'immondizia di suo figlio. Insomma, episodi che hanno poi fatto decidere il gup a subordinare la sospensione della pena con quel cammino di recupero obbligatorio per i maltrattanti, che è significativo. Sui biglietti minatori raccolti nella denuncia, erano riportate frasi molto pesanti: “farete una brutta fine”; “non avete capito, non vi salverete”; “evitate di essere complici, anche in modo indiretto di..., salteranno in aria. Forse non è chiaro. Ve ne accorgerete. Se non volete essere coinvolti nel salto, state alla larga”, scriveva l’anonimo in quest’ultimo messaggio indirizzato a figlio e nuora, dove a saltare in aria dovevano essere i consuoceri.
Ieri, prima che venisse confermato il patteggiamento, il legale delle parti civili ha contestato la quantificazione della pena concordata tra il legale dell’imputata, l’avvocato Mirko D'Alicandri, e il pm, ritenuta troppo bassa. Così il giudice ha sospeso, per permettere una quantificazione della pena più adeguata che è passata dai sei mesi originari ai 9 mesi e 10 giorni.
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