Minacciata una troupe abruzzese

Un gruppo di malviventi ha impedito che venisse ripresa la scena dell’omicidio
POPOLI. La vita non vale niente. Questo lo slogan utilizzato da alcune testate dello stato di Carabobo in Venezuela, per descrivere la spirale di violenza in cui sta precipitando il Paese sudamericano. Un modo per denunciare quella che a molti osservatori sembra una guerra sociale non dichiarata. In particolare, basti pensare che a Caracas capitale dello Stato governato da Nicolas Maduro e sino a qualche decennio fa meta di forti ondate migratorie dall'Italia, ci sono più morti ammazzati che a Bagdad, capitale dell'Iraq, da tempo teatro di guerra. Una violenza nata dalla crisi economica e sociale che in pochi giorni di distanza ha travolto le giovani vite di Matteo Di Francescoantonio di 21 anni e del 25enne Dino Rubens Tomassilli.
Due giovanissimi partiti da Popoli il primo e da Pratola Peligna il secondo, per cercare di rifarsi una vita nel Venezuela. Una nuova opportunità come tassista per Dino Rubens Tomassilli, ucciso con un colpo alla testa da malviventi che volevano rubargli il taxi, una Chevrolet Spark, e come fabbricante di cuscini per Matteo Di Francescoantonio ucciso per cause ancora da chiarire. Due giovani vite spezzate che hanno commosso l'intera comunità di italo-venezuelani e sconvolto l'esistenza di parenti e amici. Appena ieri, davanti alla sede dove è stato ritrovato il corpo senza vita di Matteo Di Francescoantonio, una troupe televisiva di abruzzesi ha dovuto darsi alla fuga perché la telecamera ha insospettito un gruppo di malviventi di passaggio. (f.c.)
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