«Mio figlio alla Cir? Deve lavorare»

22 Novembre 2019

Processo sull’appalto mense, funzionario comunale sotto accusa si difende in aula 

PESCARA. «Non sono nelle condizioni fisiche per sostenere un interrogatorio, ma finalmente, con queste mie dichiarazioni spontanee, dopo 7 anni posso professare la mia completa innocenza». Esordisce così, ieri mattina in aula, il funzionario comunale Paolo Di Crescenzo, all’epoca dei fatti responsabile del servizio di refezione scolastica, uno dei sei imputati per lo scandalo delle mense relativo alla gara di appalto del 2010/2013, che si aggiudicò la Cir-Food. I sei (due comunali e 4 dipendenti Cir) devono rispondere a vario titolo di corruzione, turbativa d’asta e falso. «Ho ricevuto», prosegue l’imputato, «accuse infamanti: io sono una persona onesta e ho sempre agito onestamente. Ho anteposto il lavoro anche alle mie esigenze familiari. Mi occupavo di un servizio delicato che doveva garantire i pasti ai bambini delle mense: prima erano 3.200 pasti al giorno, poi sono arrivati nel 2012/2013 a 5.000, con un personale dimezzato. Non solo, ma all’epoca facevamo appalti ogni anno per acquistare la materia prima, le derrate alimentari. Non si è mai verificato alcun tipo di problema. Certo, non potevo occuparmi di tutto. Il mio nome è stato associato ad accuse infamanti, mentre io ho agito sempre senza dolo. Nel 2007, quando arrivai in quel servizio trovai già la Cir, che anche oggi reputo una buona ditta». Una delle principali accuse che vengono contestate a Di Crescenzo è quella di corruzione in relazione all’assunzione del figlio nella Cir e su questo aspetto l’imputato dice: «Non ho mai avuto benefici da questa ditta e non ne ho mai dati. C’è stata soltanto la questione dell’assunzione di mio figlio che pure deve lavorare, ma questo non può inficiare la mia onestà. Non ho mai fatto nulla di male. Se qualcosa è avvenuto, certamente senza la mia consapevolezza». L’ex dirigente comunale del servizio mense, Germano Marone, ha invece accettato l’interrogatorio, fatto dalla sola difesa. Il dirigente è partito dalla legge di stabilità del 2002 e dalle carenze finanziarie del Comune per introdurre la sua versione dei fatti e in particolare la questione più delicata riferita alla contestata rinegoziazione del contratto di appalto che permise alla Cir di non realizzare il centro cottura nella scuola “11febbraio 1944” e di sostituirlo con l’acquisto di attrezzature.
«Ci è sembrata», ha detto Marone, «una opportunità, un vantaggio per l’amministrazione. Il Comune non aveva fondi per implementare le attrezzature». Il problema, per l’accusa, è che il centro cottura avrebbe avuto un costo di 221mila euro mentre così la Cir ne avrebbe spesi solo 93 mila. «La valutazione delle condizioni amministrative venne fatta anche dalla politica che fu d’accordo e sottoscrisse le schede perché portavano un vantaggio all’amministrazione». Vantaggio che però secondo l’accusa fu soltanto per la Cir. Quanto all’assunzione del figlio di Di Crescenzo in Cir, Marone dice: «Non ho mai saputo di questa assunzione. Ne sono venuto a conoscenza quando ci fu un consulente di un’azienda che mandò una lettera evidenziando l’elemento disturbante per la gara. Appena in possesso di quella comunicazione, annullai la gara in autotutela. Ma il provvedimento venne impugnato dalla Cir e il Tar le diede ragione. Suggerii all’amministrazione di ricorrere al Consiglio di Stato, anche per tacitare le rimostranze di altre ditte, ma non fu ritenuta una proposta degna di attenzione». Prossima udienza il 15 gennaio, quando verranno interrogati gli imputati di Cir.