«Mio figlio porta ancora i segni di quel pestaggio»

9 Giugno 2020

PESCARAA febbraio è stato aggredito da alcuni giovani, prima vicino alla stazione e poi in corso Umberto dopo un inseguimento. È successo di sabato pomeriggio, senza motivo e senza che nessuno...

PESCARA
A febbraio è stato aggredito da alcuni giovani, prima vicino alla stazione e poi in corso Umberto dopo un inseguimento. È successo di sabato pomeriggio, senza motivo e senza che nessuno alzasse un dito per difendere il ragazzino, finito in ospedale con una prognosi di 15 giorni mentre su Instagram continuavano le minacce.
Oggi lo studente, racconta la madre, «si è ripreso», probabilmente «ha metabolizzato in maniera matura» quel brutto episodio e «ogni tanto capita che ne riparli» anche se non ha più rivisto gli aggressori. Ma il fatto che a Pescara ci siano dei giovani che alzano troppo facilmente le mani, come avvenuto nell'ultimo fine settimana, non può che far «dispiacere» la madre del quattordicenne. «Mi dispiace», dice, «perché la situazione che si presenta è quella di una città non sicura, e la colpa non è delle forze dell'ordine», ma di quei ragazzi violenti che dimostrano di essere «totalmente insoddisfatti. E se dietro questa violenza non ci sono le istituzioni che portano avanti un piano», ribadisce, «continuerà così, con i giovani che non sanno come trascorrere le loro serate», anche se «per fortuna» quelli che si distinguono in negativo «sono una forte minoranza, rispetto alla totalità. Da donna adulta, da madre, posso dire di essere rammaricata perché questi ragazzi non sanno gioire per la loro giovane età, per le loro uscite e per le occasioni di divertimento», dice sempre la donna. Magari hanno dei modelli sbagliati a cui ispirarsi ma «alcuni si cullano» e quindi si appiattiscono sui modelli stessi, altre «reagiscono e si muovono in maniera contraria», conclude la donna. (f.bu)
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