«Mio fratello ammazzato come Orlando»

13 Maggio 2015

La sorella di Bucco agli investigatori: «Tante analogie da non sottovalutare. Solo Massacese sa chi frequentava Nicola»

PESCARA. «Solo Vittorio Massacese sa, solo lui può dire se mio fratello ha mai avuto contatti con Giovanni Grieco e di che tipo. Quello che so io, senza voler accusare nessuno, è che tra l’omicidio del pasticciere Orlando e quello di mio fratello ci sono tante analogie che non vanno sottovalutate, perché il caso di Nicola dopo quasi tre anni è ancora aperto». Sabrina Bucco, sorella dell’operaio di 53 anni ucciso il 14 novembre del 2012 nell’appartamento al piano terra della casa di via Leopardi presa in affitto con l’aiuto del titolare del baretto del porto Vittorio Massacese, che quel giorno ne scoprì il cadavere, non vuole accusare nessuno, ma di una cosa è convinta: «L’assassino di mio fratello va cercato nel quartiere. Per questo io non ci sono tornata più in questi tre anni, mi fa troppo male: perché sono sicura che l’assassino di mio fratello sta là e là c’è pure chi lo protegge». Accuse pesanti, quelle di Sabrina Bucco che non smette di sollecitare verifiche da quando, mercoledì scorso, nel quartiere dove era stato ucciso il fratello, a trecento metri da quella tragedia, un’altra persona è morta ammazzata ancora a coltellate, ancora alla gola.

«È successo nella stessa zona, a meno di 300 metri, con lo stesso tipo di arma e, se ci si pensa, con la stessa modalità», fa notare Sabrina, «anche Nicola è stato accoltellato alla gola come il povero pasticciere. Di qui a dire che la mano sia la stessa ce ne corre, ma è chiaro che sono analogie che vanno verificate e soppesate da chi di dovere. Certo, sarebbe importante capire se Nicola abbia mai avuto contatti con questa persona e spero che magari possa emergere qualcosa dai computer e dai telefonini che hanno sequestrato a Grieco, come ho letto in questi giorni sui giornali. Di fatto, mio fratello frequentava il quartiere e il baretto del porto di Vittorio Massacese. Per questo lui solo può dire se ci sono mai stati contatti tra di loro. Io so che mio fratello l’avevo visto nei giorni precedenti ed era tranquillissimo, non aveva problemi, e il fatto che quel giorno abbia aperto la porta a chi l’ha ammazzato dimostra che non temeva nessuno, ci è andato tranquillo, perché altrimenti non avrebbe mai aperto. Ma anche questa», va avanti Sabrina, «è un’altra questione. Mio fratello è stato ucciso in pieno giorno, alle due di pomeriggio in un condominio di un quartiere dove abita tanta gente. Ci sono stata, io, a quell’ora, in quella zona: c’è sempre gente, è impossibile che nessuno quel giorno non abbia visto o sentito niente di quello che stava succedendo».

Un caso che dopo quasi tre anni e tre indagati, fino a mercoledì scorso era a un passo dall’archiviazione. Soprattutto dopo l’esito degli accertamenti disposti dal pm Varone che dopo l’esito negativo del Dna provò con una maxi consulenza tra i vestiti di Bucco e il Dna dei tre indagati per l’omicidio, per verificare se fossero state lasciate eventuali tracce e se fossero compatibili con uno dei tre nomi. Ma le ennesime perizie scagionarono Emilio Massacese, fratello di Vittorio; il marinaio tunisino Rafik Ben Amri e Giuseppe Del Rosario, teatino frequentatore del porto. Un’archiviazione fino a una settimana fa più che vicina, e che potrebbe essere evitata solo dal ritrovamento di qualche nuovo reperto o da qualche testimonianza a sorpresa.

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