«Mio marito è morto per la sua rettitudine Per noi è stata dura»

Mirella Magnani racconta i 22 anni senza il padre dei suoi figli alla vigilia dell’intitolazione di un largo in piazza Italia
PESCARA. «In tutti questi anni a mio marito ho rimproverato solo una cosa: l’aver privato i nostri figli di un padre». Sono passati 22 anni da quella mattina del 12 aprile del ’93 quando il consigliere comunale Dc (ex Psdi) Valterio Cirillo si tolse la vita a 42 anni, preoccupato dal clima di caccia alle streghe innescato da Mani pulite e sconvolto quando quel vento sfiorò anche lui, componente del comitato di gestione della Usl che come altri fu raggiunto da un avviso di garanzia per presunte irregolarità sull’informatizzazione della Usl. Un’inchiesta che per Cirillo finì con un’archiviazione maturata nel giro di cinque mesi ma che, come racconta oggi la vedova Mirella Magnani, comunque non bastò a suo marito per dargli la certezza che ogni ombra sulla sua integrità morale fosse stata cancellata. «Valter era molto rigido, una persona onesta fino al midollo».
E ora che la città, con il sindaco Marco Alessandrini e il presidente della Regione Luciano D’Alfonso ha scelto di farne un simbolo, intitolandogli un largo in piazza Italia e dedicandogli un convegno il 30 maggio sul rapporto tra giustizia e informazione, la vedova, d’accordo con i figli (Roberta 30 anni, fisico e ingegnere nucleare e Paolo, 28, grafico pubblicitario) ha accettato di parlare con il Centro.
Che valore ha per lei questa iniziativa, è giusto parlare di riabilitazione della memoria di suo marito?
No, piuttosto parlerei di ufficializzazione della sua onestà e della sua rettitudine. Perché è notorio che con quella storia Valter non c’entrasse nulla, lo sapevano tutti. I miei cognati furono contattati da un magistrato, credo fosse Mennini, il quale gli disse che lui per primo aveva parlato con Valter rassicurandolo che non c’era niente di cui preoccuparsi. Ma invece è finita così.
Lei ha capito perché?
Mio marito aveva un carattere molto rigido, tosto. Non accettava la vergogna, il biasimo degli altri. Neanche l’ombra del sospetto. E forse avrà ritenuto che quello fosse l’unico modo per liberare il suo nome, ma soprattutto quello dei suoi figli, da quell’ombra. Penso che fu devastante, oltre al clima di quei mesi, l’arresto dell’allora presidente del comitato di gestione, un avvocato che finì in carcere per due giorni. Valter andò a parlare con la sorella, una suora del Ravasco dove andavano a scuola i nostri figli. E lei riferendosi a quanto avvenuto al fratello non fece che ripetergli che era una brutta cosa, soprattutto per i figli. Quelle parole sconvolsero Valter. Non vedeva più vie di uscita.
Gliene aveva parlato?
Sì, certo. In quei mesi era molto preoccupato, giù di morale. Mio marito aveva fatto politica fin da ragazzino, con il partito socialdemocratico dello zio Aldo Cetrullo. Aveva maneggiato soldi, come si faceva all’epoca nei partiti, ma sempre vedendoseli passare davanti. Quando scoppiò Mani pulite iniziò a temere di aver fatto qualcosa di illegale senza saperlo. Chissà che cosa mi è passato tra le mani, si chiedeva. Perché il clima era quello: c’era una grande fretta di fare giustizia, non era permesso più sbagliare.
Ce l’ha con i magistrati?
No. Di Pietro all’inizio è stato un idolo per me. Mani pulite cominciò con degli ottimi presupposti, poi un po’ tutti si sono fatti prendere la mano. Anche i giornali. Ma devo essere sincera, mio marito non è stato maltrattato dalla magistratura, non posso dire che è stato una vittima. Processualmente avevano già chiarito con lui. L’interrogatorio fu blando, gli fu detto che doveva solo aspettare, che tutto sarebbe stato chiuso, come poi è successo. Anche la perquisizione a casa: io ero al lavoro in banca, i figli a scuola, vennero di pomeriggio a cercare tra le sue carte, nello studiolo, in modo discreto. Ma lui non l’accettava. Probabilmente se fosse stato più superficiale, forse più ottimista... C’è stata una serie di concause.
Ha parlato dei giornali, come si comportarono?
Come sempre, cavalcarono l’onda. Con nomi e cognomi in prima pagina anche per gli avvisi di garanzia. Lì per lì me la presi, ma la colpa che do oggi ai giornali e di non aver dato lo stesso spazio e gli stessi titoli a chi poi fu scagionato, di non aver raccontato la storia fino alla fine.
Suo marito le lasciò scritto, «so che farai le cose in maniera esemplare, come sempre», com’è andata?
È stato faticoso, ma ce l’ho messa tutta. Con i figli piccoli e il lavoro che mi assorbiva non avevo tempo per pensare. La mia unica preoccupazione erano i bambini. Li ho osservati tanto, sapevo che dovevo stare attenta a ogni minimo segnale. Ma non mi hanno dato mai problemi.
Come gliel’ha spiegato?
Con il tempo. Ho aspettato che crescessero. Il Ravasco, dove sono andati fino alle medie, è stato un ambiente che li ha protetti e gliene sono grata. Non so se i ragazzi l’abbiano mai pensato, ma non hanno mai detto papà ci ha lasciati soli. È la cosa che mi fa stare più tranquilla. E comunque ne conservano un bel ricordo. È stato un papà molto presente.
Che tipo era suo marito?
Ha iniziato da ragazzino a fare politica, pensava di cambiare il mondo. Entrò in consiglio comunale nel 1985. Lavorava all’ufficio Economato dell’università, era architetto, gli piacevano l’arte, i siti archeologici. E amava la bici. Ma era chiuso, di poche parole. Stava in consiglio comunale ma io non conoscevo nessuno di quell’ambiente. Per questo al funerale rimasi stupita di tutta quella gente. Anche se a dirla tutta non ho mai chiesto, come scrissero i giornali, la presenza di tutto il consiglio.
Di tanta gente chi le è rimasto vicino, chi l’ha aiutata?
Mi ha aiutato mia madre. Dell’ambiente di mio marito non conoscevo nessuno. All’epoca Valter frequentava Licio Di Biase, mentre con lo zio parlamentare dopo un bel fidanzamento il matrimonio era finito con un pessimo divorzio. Chi non l’ha mai dimenticato è Franco Zugaro: ogni anno il 12 aprile è in chiesa con noi.
L’ultimo ricordo.
Il compleanno di mio figlio. festeggiammo il sabato santo. Poi ci fu Pasqua e il lunedì mattina alle 8, mentre apparecchiavo per la colazione e i bambini erano al letto Valter mi disse che andava in abbaino per prendere delle cose per il giornalino che stava ultimando, l’Aper. Poi mi citofonò il vicino, vieni giù, mi disse. Da quel giorno mio suocero non parlò più, morì dopo 5 mesi.
Dopo 22 anni Mani pulite è finita e Pescara avrà largo Valterio Cirillo. Che effetto le fa?
La verità è che il sistema è ancora malato, non è cambiato niente. Mio marito era e resta una brava persona.

