«Mio padre Ettore Troilo, capo della Brigata Maiella»

25 Aprile 2022

Parla il figlio Carlo: oggi sarà al sacrario degli eroi della libertà a Taranta Peligna «Per me e gli altri parenti dei combattenti è un modo per ricordare i loro ideali»

Il carattere di un uomo e la spinta ideale che lo muoveva fino a fargli mettere a rischio la propria vita e quella di chi era al suo fianco. Li puoi raccontare attraverso le sue azioni. Carlo Troilo, giornalista e attivista 84enne con grandi battaglie per i diritti civili alle spalle, per spiegare chi fosse suo padre Ettore, comandante della Brigata Maiella, ha scelto due aneddoti che esulano dai combattimenti veri e propri contro i nazi-fascisti. Il primo: quando fece puntare i mitra dei suoi uomini verso l’esercito alleato polacco, perché nella Bologna liberata dovevano entrare per primi gli italiani. La seconda: la battaglia con la politica e con le gerarchie militari per l’assegnazione della Medaglia d’oro alla Brigata e per la realizzazione del sacrario di Taranta Peligna.
Troilo li racconta proprio mentre si sta dirigendo verso il sacrario di Taranta Peligna a due passi da quella Torricella Peligna in cui suo padre era nato, dove questa mattina parteciperà alle celebrazioni del 25 Aprile. Con lui, non a caso, ci sarà Anna Maria Anders, ambasciatrice della Polonia a Roma e figlia di Wladislaw, che guidava il Corpo polacco che partecipò alla Liberazione e che, insieme alla Brigata Maiella che gli era stata sottoposta come fanteria di montagna, arrivò fino a Bologna. Ettore e Wladislaw ieri nella Liberazione, Carlo e Anna Maria oggi nel ricordo.
«C’è sempre stato un legame speciale tra l’Italia e la Polonia, cominciato almeno nel Risorgimento. Quello polacco è un popolo straordinario, che ha vissuto una storia tormentatissima, posto tra l’incudine e il martello, tra la Germania e la Russia.
I polacchi hanno combattuto diverse guerre di indipendenza e hanno aiutato gli italiani anche durante la Resistenza», continua Carlo Troilo, «ma i partigiani della Brigata di mio padre, dopo aver lottato al fianco dell’esercito polacco, alle porte di Bologna gli puntarono il mitra contro: nella città emiliana dovevano essere gli italiani a entrare per primi».
COS’È IL 25 APRILE
Troilo spiega poi cos’è per lui il 25 aprile. «È una ricorrenza che non invecchia mai, come quella del primo maggio. Perché è sempre attuale e perché ci ricorda cos’è la resistenza al nazi-fascismo, ossia la premessa necessaria per la democrazia e per la partecipazione del popolo, che ha posto le basi per l’Italia repubblicana e per la nostra Costituzione», spiega, «per chi ha combattuto è anche il ricordo del proprio impegno. Per me, per gli altri figli dei partigiani e per i loro nipoti è anche il modo per ricordare insieme i nostri padri e nonni e i loro ideali».
L’EREDITà DI ETTORE TROILO
Quindi l’eredità della Liberazione e di Ettore Troilo. «Mio padre era stato collaboratore di Turati e di Matteotti, era socialista, ma la Brigata era indipendente politicamente. Per lui, ad ogni modo, le battaglie non sono finite il 25 aprile. Subito dopo quella data, fu nominato prefetto della Liberazione a Milano, furono anni infernali», continua il figlio del comandante della Brigata Maiella, «poi, tornato a Roma, cominciò altre tre battaglie. Una per il riconoscimento della Medaglia d’oro al Valor militare alla Brigata Maiella. Era stata promessa dai Savoia, ma poi non era diventata realtà. Mio padre riuscì ad ottenere il riconoscimento soltanto grazie a Giulio Andreotti, allora ministro della Difesa. Fu consegnata nel 1965 con una cerimonia indimenticabile a Sulmona. Un’altra battaglia fu quella per la realizzazione del sacrario della Brigata a Taranta Peligna. Mio padre dovette vincere le resistenze delle gerarchie militari italiani, che non amavano l’idea di un luogo del genere dedicato a partigiani e non ai militari. Ora è un luogo importante della storia abruzzese. La terza grande battaglia di mio padre è stata poi quella per la fondazione dell’Istituto sulla Resistenza all’Aquila, che proprio in questi giorni sta riprendendo la sua attività».
IL RICORDO DELL’ABRUZZO
«Credo che mio padre venga ricordato degnamente. Soprattutto in Abruzzo e in particolare nel Chietino, dove praticamente in ogni comune possiamo trovare una via intitolata ad Ettore Troilo oppure alla Brigata Maiella. In alcuni le troviamo entrambe», aggiunge il giornalista, «gli abruzzesi sentono il valore e l’orgoglio di aver dato vita alla Brigata Maiella, composta metà da soldati e metà da “banditi”».
LA RESISTENZA IN UCRAINA
Quindi sull’attualità del conflitto ucraino: «Certamente c’è qualche analogia tra le resistenza italiana e quella ucraina, che vuole mantenere la propria indipendenza conquistata dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica. I nostri partigiani erano però già nel mezzo di una guerra mondiale, agivano a caldo, loro invece no, si sono ritrovati invasi da un momento all’altro. L’attacco da parte di Putin è un atto odioso e indegno, che meriterebbe un contrasto diretto da parte nostra, se non si rischiasse un altro conflitto mondiale. Non sono in grado di esprimere valutazioni politiche, ma stiamo già aiutando gli ucraini. Sono amareggiato per l’assenza di una reazione da parte dei russi al loro tiranno. Possiamo solo sperare che tutto questo finisca presto».