Mirco, addio tra lacrime e dolore «Amatevi come vi ha amato lui»

Folla a San Cetteo per i funerali di Dottore. La disperazione della figlia Alisia vestita con la camicia del padre. Sul feretro del tifoso del Pescara calcio corona di fiori biancazzurri, sciarpa e maglietta
PESCARA. Alisia indossa la camicia di papà Mirco. Le urla disperate della ragazza risuonano nella cattedrale di San Cetteo affollata di conoscenti, parenti e amici, che depongono la fascia del Pescara calcio sulla bara di mogano chiaro ricoperta di fiori bianchi e azzurri.
Ieri pomeriggio c’erano oltre 200 persone ai funerali di Mirco Dottore, l’imprenditore 45enne travolto da un’auto mentre rincasava dopo una dialisi in ospedale, in sella alla sua moto, una Tmax, nella notte tra mercoledì e giovedì scorsi. Piange Alisia. Abbraccia la bara (dove è stesa anche la maglietta della fede biancazzurra) la bacia, non vuole lasciare andare suo padre. Un dolore che non si placherà mai quello della giovane donna, del fratello Stefano, di Simona, moglie di Dottore, ex titolare del Glam di corso Manthonè, di mamma Rita, del fratello Paolo e la suocera Ivana.
E’ un tempo infinito il distacco tra padre e figlia, davanti al sagrato della cattedrale di viale D’Annunzio dopo la funzione officiata da don Francesco Santuccione. Nell’omelia, l’abate di San Cetteo, come a lenire il dolore altrui, ha portato ad esempio il suo di dolore, quando ha perso il nipote 19enne a seguito di un incidente stradale. Parole di conforto, come a dire alla folla in lacrime: so cosa state provando.
E poi la parabola della vita che si conclude nella morte: un destino comune a tutti. «La vita», ha detto don Francesco, «è come una meteora, una stella cadente, una “affacciata” di finestra. Ecco, Mirco ci ricorda che tutti moriremo», presto o tardi, «ma non per farci impazzire, solo perché è la verità». Però «pensare alla morte ci fa bene», ha proseguito il vicario generale della chiesa, «Gesù stesso dice che la morte è come un ladro. Ruba e basta, non ti avvisa con i messaggini. Un giorno esci e non torni più a casa. Sulla tomba di Mirco è come se fosse scritto: fine primo tempo. Ha fatto il papà e il marito. Accompagnamolo perché possa trovare la pace nel Signore». E, sempre rivolto alla folla, dal pulpito: «Amatevi come lui ha amato voi. E date forza e sostegno ai familiari perché certi giorni è davvero dura, io lo so».
Sfilano gli amici, affranti, ma decisi a consegnare per l’ultima volta la fascia biancazzurra del Pescara calcio. Accompagnano il feretro verso l’uscita della chiesa con un pezzo di Antonello Venditti, che evidentemente Dottore amava. La salma dell’imprenditore è stata tumulata nel cimitero di San Silvestro.

