«Mirco, una vita per la famiglia»

Scafa in lutto, distrutti anche i colleghi della Imte e i volontari di Legambiente con cui collaborava
SCAFA. La cittadina ieri ha vissuto nel profondo dolore la scomparsa del 37enne Mirco Martelli. La notizia è arrivata intorno alle 7,30 attraverso i primi notiziari a quell’ora ancora incompleti.
Mirco stava andando in fabbrica, alla Imte di Rosciano che lavora sulla meccanica di precisione, la lavorazione di metalli per la costruzione di utensili e gli toccava il primo turno, quello mattutino. Un’industria molto produttiva, la Imte, che assicura il lavoro a circa 100 dipendenti oltre a una decina di contratti per le fasce di età giovanile. Una fabbrica che va avanti, con un lavoro di avanzata tecnologia, senza risentire i morsi della crisi da almeno trent'anni grazie a un mercato quasi esclusivamente rivolto all'estero.
«Mirco», spiega fra le lacrime il collega di lavoro Dino Di Cecco di Lettomanoppello, «veniva molto spesso impegnato su più macchine con ruoli diversi, perché era in grado di eseguire tutti i lavori, e anche perché il suo carattere era accondiscendente, accettava tutto, il suo temperamento era riservato, dedito al lavoro. Era una persona squisita, educata, rispettava tutti e sapeva stare al suo posto. Lascia in noi un vuoto incolmabile, ci mancherà».
Mirco mancherà alla sua bella famiglia, alla moglie Stefania e alle due figlie di 14 e 17 anni Irene ed Elisa, ai genitori Renzo e Maria Pia, alla sorella Cristina. Martedì sera la famiglia aveva cenato con i genitori di Mirco che abitano vicino, in contrada Decontra di Scafa.
La vita di Mirco si svolgeva quasi interamente nell'ambiente di lavoro e in quello familiare. Appena aveva un momento libero si dedicava alla coltivazione di un orto e di altri terreni nella vicinanze della sua casa. Schivo e riservato, usciva poco, tanto che a Scafa era molto difficile vederlo in giro per le vie del centro o in un bar. «Era però molto socievole», racconta il suo vicino di casa Luigi Di Giandomenico. «Era uno juventino irremovibile e non perdeva nessun appuntamento in televisione per seguire la squadra del cuore. Sul suo profilo facebook, la foto della squadra torinese prende ampio spazio. Carattere dolce e molto timido, si presentava sempre collaborativo e disponibile», va avanti Di Giandomenico.
«Con il nostro gruppo di amici abbiamo ultimamente portato doni ai bambini nel giorno della Befana. Lui impersonava la vecchina. Mi diceva “io do i doni, a parlare con i bambini, a intrattenerli, devi essere tu”. Era solidale con le nostre iniziative e profondamente legato agli amici. Onesto, lavoratore, dedito alla famiglia».
Alla passione per il calcio e per la squadra del cuore univa la collaborazione con Legambiente che gestisce la riserva naturale del Lavino. Lui era sempre presente nelle iniziative e nel lavoro da svolgere sul campo. Il primo ad accorrere sul luogo dell'incidente il cugino di secondo grado, già amministratore del comune di Scafa, Giordano Di Fiore, incredulo per l’assurda morte di Mirco, a due passi dalla sede della fabbrica dove dopo qualche minuto avrebbe dovuto iniziare il lavoro. «Mirco? Lo piangiamo tutti. Una persona squisita. Non ci sono parole. Sempre pronto a mettersi in gioco per iniziative utili e proficue». Domani alle 15, nella chiesa di Santa Maria Goretti in Sant’Antonio, a Scafa, quasi certamente i suoi funerali.
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