Missioni e F35, le sfide della Difesa

3 Giugno 2018

I dossier sul tavolo del ministro Trenta. M5s votò contro l’invio dei soldati in Niger

ROMA . Nel giorno delle Forze Armate, che sfilano in una clima di vera festa nazionale ai Fori imperiali per il 2 giugno, arriva dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella il grazie ai militari italiani impegnati su tanti «fronti», ispirati ai «principi di rispetto della dignità di ogni persona e di difesa della libertà e della democrazia», in Italia e all'estero. Ma proprio il tema delle missioni è uno dossier aperti a via Venti Settembre, sede del ministro della Difesa che resta in mani femminili, dove Elisabetta Trenta ha sostituito Roberta Pinotti.
Ma cambi di marcia sono attesi sui diversi dossier sul tavolo del ministero: le missioni in primis, ma anche gli F35, e il Libro Bianco che ha avviato la riforma del settore. Nel contratto di Governo si ritiene «opportuno rivalutare la nostra presenza nelle missioni internazionali sotto il profilo del loro effettivo rilievo per l'interesse nazionale». Nell'ultimo decreto missioni, lo scorso gennaio, la Lega si è astenuta mentre M5s ha votato contro per quella in Niger. Quest'ultima - che prevede l'invio di 470 militari con funzioni di addestramento delle forze di sicurezza locali - è ancora in alto mare, visti i segnali non univoci che arrivano dalle autorità di Niamey. Era previsto che un primo contingente di 120 fosse schierato entro giugno, ma i numeri sono per ora inferiori. Sia la missione in Niger che quella in Libia (400 i militari impiegati) erano considerate centrali dal Governo precedente per contrastare i flussi di migranti irregolari ed il rischio terrorismo. Difficile che il nuovo esecutivo non le consideri rilevanti «per l'interesse nazionale», ma potrebbero esserci delle modifiche. La rivalutazione delle missioni potrebbe riguardare in particolare quella targata Nato in Lettonia, «Baltic Guardian». «Siamo dei pazzi a portare le nostre truppe al confine con la Russia», commentò lo scorso anno Luigi Di Maio. Altro capitolo delicato è quello dei caccia F35. M5S ha sempre criticato il programma. Lo scorso anno Alessandro Di Battista lo ha definito «fallimentare» ed ha chiamato «vili traditori della Patria» chi lo ha voluto. Per la Corte dei Conti il programma è in ritardo di 5 anni, i costi sono raddoppiati, le ricadute occupazionali inferiori al previsto, ma uscire ora vanificherebbe gli sforzi fatti.
Quest'anno il primo F35 B Stovl (Short take-off/vertical landing) assemblato in Italia è stato consegnato al ministero della Difesa e assegnato alla Marina militare italiana. È previsto l'acquisto complessivo di 90 caccia per uno stanziamento di circa 14 miliardi di euro. Numeri che potrebbero essere rivisti.