Mobilità forzata alla Brioni: no dei sindacati

Cgil, Cisl e Uil: misure alternative per gli ultimi 24 esuberi. L’azienda: ridimensionamento necessario
PENNE. La procedura di mobilità forzata aperta per 24 dipendenti Brioni divide sindacati e vertici aziendali. «Nel corso di questi ultimi mesi hanno aderito all’uscita volontaria e sottoscritto il verbale di conciliazione circa 260 unità, tutto ciò non è bastato, l’azienda ha comunque ribadito la necessità di ridurre ulteriormente la forza lavoro e ha aperto la procedura di mobilità forzata», sottolineano Deborah Del Fiacco (Uiltec-Uil), Antonio Perseo (Cgil) e Leonardo D’Addazio (Femca-Cisl). «Abbiamo apprezzato lo sforzo della direzione aziendale che ha ridotto il numero degli esuberi ricollocando 25 lavoratori in altre attività all’interno del sito produttivo, ma riteniamo che non sia sufficiente. Chiediamo che la procedura di licenziamento aperta lunedì per 24 persone venga ritirata e che siano trovate misure alternative o una ricollocazione per i restanti 24 esuberi. Siamo sicuri che, in questo momento, 24 addetti in meno non facciano la fortuna o la salvezza dell’azienda. Per responsabilità sociale d’Impresa, la Brioni – Roman Style e il Gruppo Kering si facciano carico del destino di 24 famiglie», concludono i sindacalisti.
Per i vertici aziendali la razionalizzazione del personale è stata inferiore rispetto a quanto previsto ad aprile 2021 nel piano industriale 2021/2025 presentato al Mise, e ci sono stati progressi molto importanti, «dalla creazione di due nuove linee produttive al progetto di un nuovo impianto logistico, dall’incremento della produzione infragruppo al lancio della nuova campagna di comunicazione e poi i cinque nuovi opening internazionali. Tali progressi», sottolineano da Brioni, «hanno consentito un miglioramento di tutti i principali indicatori economico-finanziari, a conferma della validità delle linee strategiche, nonostante le tensioni geopolitiche internazionali e il conseguente forte aumento del costo dell’energia e delle materie prime». «La razionalizzazione dei costi e il ridimensionamento dei siti produttivi di Penne, Montebello e Civitella Casanova sono necessari per riportare l’azienda a livelli di efficienza e redditività sostenibili nel lungo periodo. Tali interventi», puntualizza Brioni, «considerando anche i diversi ricollocamenti di personale effettuati, porteranno a circa 260 il numero di risorse cin uscita».

