Moggi lo scoprì a Chieti nel 1968 E Tom Rosati lo voleva a Pescara

11 Dicembre 2020

Rossi premiato a 12 anni come miglior calciatore nel torneo alla Civitella Nel 1974 il tentativo del tecnico biancazzurro dopo una gara all’Adriatico

PESCARA. Era il 1968 e a Chieti il River 65 organizza ogni anno un torneo giovanile, invitando anche formazioni di fuori regione. Tanti talenti in erba sgambettano alla Civitella. È una manifestazione Nagc (Nucleo addestramento giovani calciatori). Quell’anno partecipa anche la Virtus Cattolica Pignone di Firenze dove gioca un ragazzino che cattura l’attenzione degli addetti ai lavori. Il suo nome è Paolo Rossi che, ovviamente, si mette in luce a suon di gol a tal punto da conquistarsi anche un premio che gli viene consegnato dal dirigente teatino Lello Carapelle: miglior giocatore della manifestazione, riconoscimento unanime. A distanza di decenni nel descrivere le tappe della carriera Pablito racconta che la Juve lo nota nel torneo di Chieti quando lui aveva 12 anni. A 16 il passaggio al club bianconero in cui fa la trafila nelle giovanili. Una circostanza confermata ieri da Luciano Moggi che all’epoca era un osservatore dello staff di Italo Allodi, dirigente juventino. Quello che poi è diventato il “re del mercato” si occupava del settore giovanile e alla Civitella gli ruba l’occhio proprio quel ragazzino che con il pallone ci sa fare. E ha confidenza con il gol. «Alla Juve c’era già il fratello (Rossano, ndr)», il racconto di Moggi ieri sera al Tgr Abruzzo, «ma andai da Boniperti dicendogli che il Rossi bravo era l’altro, Paolo, quello che avevo visto io».
Il rimpianto di Tom. Gli incroci tra Paolo Rossi e l’Abruzzo sono diversi nel corso degli anni. In primis nel 1974 quando, per festeggiare la promozione in B, a luglio il Pescara organizza un’amichevole all’Adriatico con la Juventus. Che, nella ripresa, fa entrare un ragazzino intraprendente, Paolo Rossi. Sulla panchina biancazzurra c’è Tom Rosati per che una settimana fa di tutto per portarlo in Abruzzo. Senza riuscirci. Le strade si rincontrano quando Rossi è al Vicenza, in serie B, nella stagione 1976-77. Quella squadra di GB Fabbri viene promossa in A, ma perde entrambe le partite con il Pescara, anch’esso, promosso ma dopo gli spareggi. All’andata gol di Giorgio Repetto, attuale direttore generale del Delfino, al Menti; al ritorno 2-1 per i biancazzurri. La stagione successiva 1-1 all’andata e, il 26 febbraio 1978, 2-1 per il “Real” Vicenza con reti di Giorgio Repetto, Paolo Rossi e Giorgio Lely, terzino rosetano trapiantato a Vicenza. Altri incroci nella stagione 1979-80 quando quello che poi è diventato Pablito veste la maglia del Perugia: 1-1 a Pescara e 1-0 in Umbria con gol di Paolo Dal Fiume. Rossi rimane a secco anche nell’agosto del 1982 nella prima partita della Juventus dopo il Mundial di Spagna. Era il 22 agosto, primo turno di coppa Italia e il Pescara in C è allenato da Tom Rosati. Per la prima volta insieme Paolo Rossi, Platini e Boniek, finisce 2-1 per i bianconeri con reti di Platini, Bettega e autogol di Scirea nella ripresa. Nel 1984 è all’Adriatico per Italia-Polonia 2-0. Nel 1986 Pablito fa parte della comitiva azzurra che si allena a Roccaraso prima della partenza per i Mondiali in Messico in altura. E nel tempo libero gira il paese e utilizza gli impianti turistici. A 31 anni, nel 1987, appende le scarpe al chiodo.
In Abruzzo il suo nome è ricomparso nel 2009. Attraverso amici comuni, infatti, entra nella dirigenza della Valle del Giovenco, in serie C, capitanata da Vincenzo Angeloni e Sabatino Stornelli. Viene nominato vice presidente, ma non ottiene mai incarichi operativi. Una meteora. Nel 2015, invece, viene invitato dalla Fater Angelini a Pescara come testimonial. Nasce un rapporto di amicizia con il dirigente Domenico Di Francescantonio. Viene più volte anche a Ortona. L’ultima volta all’inizio del giugno 2019, quando inaugura il campo sportivo Umberto Rossi, appena ristrutturato. Il giorno dopo viene applaudito dalle scolaresche premiate al teatro Massimo di Pescara nell’ambito di un’iniziativa della Fater Angelini.
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