Molti i delusi e c’è chi dice: ora basta col Parco della costa

17 Marzo 2015

La D’Orsogna attacca la classe politica abruzzese Vacca (M5S) punta l’indice sul Pd: ci hanno preso in giro

PESCARA. Sono amare le parole di Maria Rita D’Orsogna, la matematica abruzzese, da sempre bandiera della lotta anti trivelle, alla notizia dell’ok del Comitato Via a Ombrina mare.

In un post pubblicato sul suo sito, la D’Orsogna, residente in California, grida vergogna alla classe dirigente regionale. «Nonostante tutte le balle sulle “valutazioni transfrontaliere” con la Croazia e le belle parole di ministri e funzionari sulla democrazia e sull'ambiente, eccoci qui. Trivelle e nave desolforante a pochi chilometri da riva. La vergogna principale va alla classe politica, tutta».

Per il Wwf «l'Abruzzo paga i fortissimi ritardi nella perimetrazione del parco che solo ora sta arrivando a conclusione. Anche di questi ritardi qualcuno dovrà assumersi le responsabilità. La battaglia contro Ombrina Mare dovrà andare avanti in maniera ancora più decisa in tutte le sedi possibili». Secondo l'associazione si mettono a rischio «costa e mare abruzzesi, con la prevista perforazione di 4/6 pozzi e la messa in opera di una nave/raffineria per trattamento e stoccaggio della produzione di olio, oltre alla realizzazione di altre infrastrutture di collegamento». Per il deputato del Movimento 5 Stelle Gianluca Vacca «crollano le balle del Pd locale e nazionale. Il M5S fu l'unico a denunciarlo» dice Vacca, «la strada della richiesta dell'Aia per Ombrina, portata avanti dall’allora ministro dell'Ambiente Orlando e appoggiata da tutto il Pd, era solo l'ennesima presa in giro per i cittadini, che aveva come unico scopo andare oltre le elezioni regionali del 2014 facendo credere che il Pd è contrario».

«L'unico modo», dice Vacca, «per fermare Ombrina sarebbe una modifica legislativa, che abbiamo proposto più volte in Parlamento ricevendo come risposta continue bocciature proprio dal Pd. Legnini, D'Alfonso, Pezzopane e tutti i rappresentanti abruzzesi del Pd stanno prendendo in giro l'Abruzzo da anni e saranno gli unici responsabili dell'ormai quasi certa approvazione di Ombrina. Dovrebbero dimettersi immediatamente se avessero un minimo di dignità».

Dal canto suo il presidente della Commissione Vigilanza in Consiglio regionale d'Abruzzo Mauro Febbo (Fi) dichiara che «non ha più senso portare avanti il progetto del Parco con le trivelle davanti ai trabocchi». «Se le condizioni non dovessero cambiare sono pronto a mettere in discussione anche la mia posizione assunta precedentemente sul Parco e battermi di nuovo contro la sua realizzazione, visto che non si raggiungono più gli obiettivi e lo scopo principale per cui è nata». Il nuovo segretario regionale del Pd Marco Rapino ribadisce «la contrarietà al progetto Ombrina mare, in linea con la Giunta regionale che ha impugnato alla Corte Costituzionale le norme dello sblocca Italia che ne consentirebbero la realizzazione contro il parere della Regione. Il rilascio del VIA-AIA (Valutazione Impatto Ambientale e Autorizzazione Integrata Ambientale)» spiega Rapino «in realtà è una procedura imposta da direttive europee, volta a ridurre l'impatto ambientale, affidata a organismi tecnici non politici. Non muta dunque in alcun modo il quadro politico e affermare il contrario è solo propaganda strumentale che non propone soluzioni».

Non è dello stesso avviso Maurizio Acerbo, della segreteria nazionale Prc-Se: «La notizia conferma che il Pd prende in giro gli abruzzesi da lungo tempo parlando con lingua biforcuta. D'Alfonso in campagna elettorale ha detto che avrebbe difeso il nostro mare dagli Ufo, ma i fatti confermano quanto sostenemmo: l'Ufo è il Pd che continua ad approvare norme a favore dei petrolieri. Il progetto Ombrina 2 è stato resuscitato grazie all'approvazione bipartisan del decreto Passera durante il governo Monti. Poi sono arrivati con Renzi lo Sblocca Italia e la modifica del titolo V della Costituzione. Per Tommaso Di Febo (Sel), «diventa urgente chiudere nel più breve tempo possibile con la perimetrazione per il Parco della Costa Teatina, uno degli strumenti necessari, per impedire l'avvio delle perforazioni petrolifere».

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