Monaim e la sua battaglia, vent’anni per essere italiano: «Ora posso andare a votare»

Monaim Mouatamid con l'assessore Patrizia Martelli
Dal 2006 prima in Molise e poi in Abruzzo, a Pescara: «Ho subito iniziato a lavorare». La lunga attesa per la pratica: «Norme datate e requisiti economici troppo stringenti»
PESCARA. È sempre stato italiano nel suo cuore. Per la legge, però, non lo è stato fino a oggi. Dopo vent’anni in Italia, questo è il giorno del riscatto per Monaim Mouatamid, 30 anni, arrivato nel nostro Paese nel 2006 e impegnato da anni in una lunga battaglia per vedere riconosciuto un suo diritto. Oggi, alle 11.30, il giuramento in Comune per diventare finalmente cittadino italiano, con tutti i diritti che ne conseguono: dalla possibilità di viaggiare ovunque senza dover affrontare lunghe trafile burocratiche, fino al diritto di votare nel Paese in cui vive da vent’anni. «Mi sono sempre sentito più italiano che marocchino», racconta. Nato a Casablanca, in Marocco, Monaim è rimasto intrappolato, come centinaia di altri cittadini stranieri in Italia, tra burocrazia, carte bollate, requisiti economici stringenti e procedure interminabili che hanno rallentato il riconoscimento della cittadinanza.
Eppure tutta la sua vita si è costruita in Italia. Scuole elementari e medie in Molise, poi l’università a Pescara. Dottore bis prima in Mediazione linguistica e poi in Cooperazione internazionale. Monaim in Italia ha studiato, lavorato e scelto di impegnarsi anche nella vita pubblica: all’Università d’Annunzio è stato per quattro anni rappresentante degli studenti nel Senato Accademico. E ancora, con i Giovani Democratici fa parte della segreteria con delega all’università. Pur non avendo il diritto di voto, in questi anni non è mai rimasto a guardare: si è speso per gli altri e per il futuro dell’Italia, facendo volantinaggio durante la campagna per il referendum su cittadinanza e lavoro. «Dicevo alle persone di andare a votare, mentre io non potevo farlo», ricorda con un sorriso che racchiude anni di attesa. Da oggi quell’attesa è finita: dopo 20 anni Monaim è italiano a tutti gli effetti. Libero di viaggiare, libero di votare e sentirsi rappresentato.
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