«Monia era forte, ma minuta La spostavi con uno sguardo»

PESCARA. Monia. Monia che era andata in India da sola, e che a 45 anni si era girata mezzo mondo, non aveva ancora visto le Tremiti. E non aveva ancora provato il ristorante appena aperto in centro,...
PESCARA. Monia. Monia che era andata in India da sola, e che a 45 anni si era girata mezzo mondo, non aveva ancora visto le Tremiti. E non aveva ancora provato il ristorante appena aperto in centro, che le piaceva tanto e dove si era ripromessa di andare la prossima settimana, appena di ritorno da Parigi.
Monia che aveva comprato da poco la macchina nuova e che, solo pochi giorni fa, su quella macchina «finalmente affidabile» si era caricata i «suoi ragazzi», i malati psichiatrici che seguiva come psicologa a Villa Serena, per portarli a vedere la neve sulla spiaggia: guardare nella vita di Monia Di Domenico attraverso i ricordi chi non si dà pace per doverne fare a meno, è come guardare in un caleidoscopio. Perché disegno e colori cambiano a seconda di chi la racconta, ma alla fine mantengono sempre la stessa bellezza.
La descrive bene, la bellezza di Monia, Barbara Orsini, giornalista di Rete8 che mercoledì sera si è trovata per lavoro di fronte al dolore che mai si sarebbe aspettata: l’omicidio dell’amica di una vita, conosciuta sotto gli ombrelloni dello stabilimento pescarese “il Traghetto” e nutrita negli anni da affinità e differenze perfettamente speculari. «L’ultimo progetto insieme era quello di andare a giugno alle Tremiti, dove lei non era mai stata, a festeggiare i nostri compleanni, ma ci sentivamo sempre. Durante le feste mi ha fatto passare una sera a impacchettare con fiocchi e cartoncini i regali personalizzati per i suoi ragazzi, un regalo diverso per ognuno di loro. Era così».
Liceo scientifico al Galilei, sezione E, università di Psicologia tra Bologna e Cesena, la specializzazione all’Ipra di Pescara e le idee sempre chiare. Una persona dolce, alla mano, ma risoluta. Abituata a vivere da sola da quando aveva vent’anni, prima all’università e poi nell’appartamento di via Rossini, zona villa De Riseis. Monia era originaria di Corropoli ma le professioni dei genitori Aldo e Doretta, poliziotto il papà e maestra elementare la mamma, l’avevano portata a Pescara dove poco meno di 40 anni fa la famiglia aveva acquistato l’appartamento di via Monte Sirente 65. Quello dove Monia è stata uccisa. È da lì che da ragazzina Monia raggiungeva il liceo di via Balilla a Pescara, dove ha avviato la rete di amicizie che ha mantenuto, e coltivato, lungo tutto il suo percorso. A Parigi sarebbe stata ospite di un ex compagno di scuola se mercoledì pomeriggio non fosse andata a reclamare le due quote di affitto dall’inquilino che dopo la prima mensilità non aveva più pagato. Ma certe volte le strade si incrociano per forza, anche quando la consuetudine e la ragione direbbero il contrario: per Monia era la prima volta che dava in affitto l’appartamento. «La casa è stata sfitta per tanto tempo», racconta tra le lacrime ancora Barbara Orsini, «i genitori erano tornati a Corropoli e quest’estate le hanno proposto di rimettersela a posto e di affittarla. Lei ha passato interi pomeriggi a pulirla, ha ricomprato la lavastoviglie, l’ha risistemata e alla fine l’ha affittata». Ancora da chiarire come e perché ci sia andato Giovanni Iacone, visto che il contratto Monia l’aveva fatto con una donna con cui Iacone divideva le spese, lasciando però intendere, a chi non li conosceva, un legame più profondo. A sentire ancora l’amica, il rapporto con lui si è rivelato subito difficile. «Monia non ne parlava come di un peso o con paura», racconta Barbara, «non le piaceva averci a che fare, dovergli sollecitare i pagamenti. Ma anche quando le ho consigliato di mandarlo via, di dargli lo sfratto, si è fatta mille scrupoli, “mi sa che non ha lavoro, dove va” mi diceva. Ma Monia era un tipo risoluto, autonomo, abituata alla fine a risolversi le cose. Sono sicura che mercoledì l’avrà messo alle strette, gli avrà detto o mi fai trovare i soldi lunedì o te ne vai. E poi è andata com’è andata. Monia era una donna forte, ma era uno scricciolo, la spostavi con uno sguardo». (s.d.l.)

