«Monitorare chi gestisce i grandi beni»
Don Cristiano Marcucci: Tutto il denaro che entra è della chiesa, non dei parroci
Sobrietà ovvero oculatezza devono indicare il cammino di quei sacerdoti impegnati nella gestione di risorse altrui: gli appelli di Papa Francesco alla condotta di vita presbiteriale significano anche questo. «La testimonianza della povertà ci salva dal diventare dei meri organizzatori di opere», ha ricordato il Santo Padre ed è d’accordo don Cristiano Marcucci, energico parroco quarantenne della chiesa di San Silvestro a Pescara, che si occupa da 10 anni della Pastorale della Famiglia e da 6 anni del Consultorio familiare diocesano.
«Questi tre campi d’azione mi mettono quotidianamente di fronte all’amministrazione di beni altrui» spiega don Cristiano «con un indotto importante a livello economico. Ma ogni giorno riparto da una frase di Madre Teresa di Calcutta: Io da sola faccio pochissimo, io e Dio facciamo parecchie cose, io Dio e i soldi facciamo tutto. Il problema» prosegue don Cristiano «non è quanti soldi ti girano intorno ma cosa ci fai con i soldi che amministri per la comunità e, in quest’ottica, che rapporto hai con i beni materiali». La parola povertà secondo don Cristiano va intesa come rinuncia a un qualcosa di proprio per metterlo a disposizione degli altri. In questo discorso non trova posto un tornaconto personale. «Uno dei primi aspetti di gestione è quello delle risorse parrocchiali» spiega il sacerdote. «Tutto il denaro che entra è della Chiesa e non può finire nelle tasche del parroco, anche se laddove sussistano particolari esigenze si può attingere qualcosa, sempre con trasparenza». Don Cristiano si rende conto delle proprie attitudini manageriali e così gestisce diverse risorse con un’ottima capacità di farle funzionare, anche se la Chiesa vive ancora il duplice problema del potere e dell’avere. «Quello che accumuli ti ammazza, quello che doni ti resta», commenta don Cristiano «e non mi scandalizzano episodi di disonestà, la differenza la fa l’uomo non il ruolo che riveste. La Chiesa dovrebbe monitorare le situazioni di chi gestisce beni importanti, e intervenire laddove risulti necessario». (g.d’o.)
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