Montesilvano, estorsione e usura: arrestato un avvocato

6 Aprile 2016

Presta 2 mila euro al titolare di un centro scommesse, il giorno dopo lo minaccia e ne richiede 3 mila, ma scatta la trappola per Vincenzo Ferrandino

MONTESILVANO. Mille euro di interessi in appena un giorno per un prestito di duemila euro: «Stai attento perché le persone alle quali devo ridare quei soldi, poi, potrebbero farti del male». Avrebbe detto così un avvocato pescarese a un imprenditore di Montesilvano, D.D., titolare di un centro scommesse in via Vestina. Ma l’imprenditore non ha voluto pagare: anziché arrendersi alla minaccia, ha chiamato i carabinieri e ha fatto arrestare l’avvocato. Adesso, Vincenzo Ferrandino, 61 anni, avvocato dal 1991 con studio in viale Pindaro a Pescara, è agli arresti domiciliari per le accuse di estorsione, usura e infedele patrocinio: i carabinieri di Montesilvano, guidati dal capitano Vincenzo Falce, l’hanno arrestato sabato mattina nella sala scommesse e ieri, nel tribunale di Pescara, c’è stata l’udienza di convalida. Per un’ora, Ferrandino, assistito dall’avvocato Paolo Marino, è stato interrogato e ha tentato di difendersi contestando la versione dell’accusa, ma l’arresto è stato convalidato e il giudice Antonella Di Carlo lo ha rimandato ai domiciliari.

Tutto comincia con la denuncia del titolare della sala scommesse, presunta vittima del tentativo di estorsione: ai carabinieri, il commerciante ha raccontato di aver dato 20 mila euro a Ferrandino durante la trattativa per l’acquisto di una tabaccheria a Montesilvano. Ma il legale, mediatore tra il commerciante intenzionato all’acquisto e la proprietà della tabaccheria, non avrebbe versato i 20 mila euro per la caparra e li avrebbe trattenuti per sé. Poi, l’operazione di acquisto della tabaccheria non si è conclusa e, quando il titolare della sala scommesse ha richiesto indietro i suoi soldi, l’avvocato avrebbe temporeggiato promettendo che presto gli avrebbe restituito la somma della caparra. A questo punto, il commerciante ha deciso di aspettare ma, poco dopo, di fronte a un’urgenza, ha chiesto all’avvocato di ridargli almeno 2 mila euro subito e per il resto dell’importo se ne sarebbe riparlato. Di fronte alla necessità, Ferrandino avrebbe ridato i 2 mila euro al commerciante ma, il giorno dopo, senza contare il restante debito, sarebbe partita la prima richiesta di interessi usurari: a fronte dei 2 mila euro versati, l’avvocato ne avrebbe richiesti 3 mila. Una richiesta che il commerciante non ha voluto accettare e, per questo, si è rivolto ai carabinieri: sabato mattina, quando Ferrandino si è presentato nella sala scommesse per ritirare i soldi, è scattato l'arresto. In base a quanto riferito ieri in udienza, ci sarebbe anche una registrazione nella quale si ascolta l’avvocato minacciare il commerciante. Adesso, i carabinieri sono impegnati a ricostruire le tappe della vicenda. Intanto, la difesa di Ferrandino, dopo la convalida, dovrà valutare le prossime mosse.

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