Montesilvano, l’autopsia non chiarisce la morte in culla a 4 mesi

3 Marzo 2016

Ci vogliono tre mesi per tutti gli esami richiesti dal protocollo sui decessi in culla. Sabato mattina il funerale. Lo zio: "Un bambino giocoso, è sempre stato bene"

MONTESILVANO. C’è ancora da aspettare per conoscere la causa della morte in culla di Oscar Luìs Buonanno. L’autopsia eseguita ieri per più di tre ore dal dottor Ildo Polidoro per conto della Procura che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti, pur escludendo il rigurgito come causa di un eventuale soffocamento del piccolo di quattro mesi e mezzo, rappresenta solo l’inizio di un lungo percorso, che prevede accertamenti di natura microbiologica, farmacologica e istologica previsti in casi di morte improvvisa del lattante. Un protocollo specifico applicato ai circa 250 casi l’anno di morti in culla, che per diagnosticare la Sids, (la sindrome improvvisa di morte in culla) chiede anche di escludere la causa genetica, ed eventuali malformazioni. E ci vorranno almeno tre mesi prima che il dottor Polidoro potrà giungere a una diagnosi, prendendo in esame anche l’aspetto tossicologico.

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Intanto, però, dopo l’autopsia è stata fissata a sabato alle 1, nella chiesa di San raffaele di via Chiarini, a Montesilvano, la data del funerale del piccolo Oscar. Un lutto enorme, che ha colpito i giovani genitori Davide Buonanno, di 22 anni, e Ingrid Pollutri, di 24, peraltro divisi subito dopo la tragedia: lei mandata a Vasto con il figlio più grande, dalla madre, e lui ospite del Comune in un albergo a Montesilvano. La casa popolare dove abitavano in via Rimini, insieme alla nonna di Davide Buonanno, è risultata infatti in pessime condizioni e questo ha fatto scattare tutte le misure igienico-sanitarie che hanno aggiunto disagio e problemi alla disperazione per la perdita del bambino. «Un bambino giocoso, che rideva, mangiava regolarmente, che è sempre stato benissimo», riferisce lo zio paterno Massimo Fantauzzi. «Lunedì notte si è svegliato per la poppala alle 4 e poi un’altra volta alle 6 per bere. E poi l’ambaradan».

Una perdita che ha lasciato un vuoto incolmabile nella famiglia del piccolo e in particolare nei due genitori. Motivo per cui Fantauzzi dice: «Si è parlato tanto della casa, delle condizioni igienico-sanitarie che non erano sufficienti quando il problema erano delle prese di corrente non a norma, che aveva messo proprio l’Ater 30 anni fa. Ma quello di cui adesso hanno bisogno questi due ragazzi, è un supporto psicologico, prima di tutto, e un aiuto concreto. Si ritrovano con una marea di problemi inimmaginabili, sarebbe importante se il Comune gli desse una mano, anche con un lavoro per Davide». (s.d.l.)

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