Montesilvano, la beffa del Palazzo Riviera: «Da 5 anni fuori da casa mia»

L’odissea di una donna di 84 anni, costretta a vivere prima in hotel e ora in un alloggio per senzatetto. Dopo lo sgombero a maggio 2021 adesso il Comune chiede all’anziana anche il pagamento della Tari
MONTESILVANO. Da oltre cinque anni è fuori dalla propria casa, nonostante l'abitazione sia di sua proprietà, e a 84 anni è stata costretta a vivere prima in una stanza di hotel e ora in un alloggio condiviso per donne senzatetto. È la storia di Maria (nome di fantasia per proteggerne la privacy), una dei 244 proprietari di appartamenti e attività commerciali del palazzone Riviera sul lungomare, sgomberato nel maggio 2021 perché a rischio crollo e non ancora tornato fruibile per le famiglie e i commercianti. Una storia lunga e complessa quella del palazzo che sorge all’angolo tra la riviera e via Leopardi, oggetto di un’ordinanza di sgombero che, alla vigilia dell’estate di 5 anni fa, gettò completamente nel panico i residenti e gli inquilini costretti a lasciare di fretta le proprie case dopo che una relazione tecnica aveva stabilito la pericolosità dell’edificio di 11 piani.
Da allora, nonostante siano stati portati a termine gli interventi di consolidamento da 18 milioni di euro, gli appartamenti sono ancora chiusi e, se per molti ha rappresentato un disagio soprattutto economico, dal momento che tanti dei 250 alloggi erano prevalentemente seconde case per il mare, c’è anche chi in quel palazzo ci viveva stabilmente e non aveva le risorse per andare altrove. Ed è proprio il caso della signora Maria che, con suo figlio, viveva in quel palazzo e che, all’indomani dello sgombero, ha dovuto fare i conti con la mancanza di un tetto sulla testa. In un primo momento la donna è stata ospitata dall’altra sua figlia che, tuttavia, non aveva la possibilità di dare una sistemazione stabile alla madre. E così, è stato il Comune di Montesilvano, con la sua Azienda speciale, a farsi carico di madre e figlio, ospitandoli per diversi anni in un hotel, al costo complessivo di ben 33 mila euro.
Essendo diventata una soluzione troppo onerosa, il Comune ha poi trasferito la donna in un alloggio condiviso per donne senza abitazione recentemente aperto, mentre il figlio ha trovato ospitalità temporanea altrove. «Mi ritrovo alla mia età a dover condividere l’abitazione con altre donne, ognuna con i suoi problemi e le sue fragilità, quando in realtà io la casa ce l’ho», spiega Maria al Centro. «Intanto nel palazzo si sono succeduti due amministratori, sono stati fatti dei lavori e tutte le date che ci avevano indicato per tornare a casa sono sempre slittate. Ormai sono passati 5 anni, ho dovuto sborsare molti soldi, così come il Comune che ci ha aiutato, ma non ne posso più. Vorrei solo tornare a casa mia con mio figlio, per cui sollecito chiunque possa mettere la parola fine a questa situazione di farlo in fretta». E per Maria, nei giorni scorsi, oltre al danno è arrivata anche la beffa.
«Ho ricevuto un bollettino per il pagamento della Tari anche se io non vivo in quella casa da 5 anni e questo episodio ha rappresentato per me un’ulteriore fonte di amarezza», racconta l'anziana. La speranza della donna è che possa tornare nella sua abitazione presto, per non essere costretta a vivere un altro inverno lontana da casa. «Tra l'altro abbiamo lasciato la casa in tutta fretta per cui sicuramente ci saranno da fare ulteriori lavori per poterci tornare a vivere, per cui prima si sblocca la situazione del condominio e prima potrò tornare a casa».
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