Montesilvano, nasce la “casetta” per giovani disabili

3 Giugno 2019

Nella struttura, fondata dall’associazione “DiversUguali” gli ospiti imparano a fare le pulizie e la spesa e a cucinare

MONTESILVANO. Una casa dove i disabili imparano a cavarsela da soli, in previsione di quando mamma e papà non ci saranno più a sostenerli e aiutarli. L’ha creata in via Piemonte, sul lungomare di Montesilvano, l’associazione DiversUguali, fondata da Gianna Camplone.
Trenta ragazzi e ragazze, portatori di disabilità varie, autistici, down, con problemi di sviluppo intellettivo e cognitivo, da qualche giorno si stanno alternando, una settimana a ciascuno, nell’appartamento realizzato su misura delle loro esigenze grazie al progetto “Io abito e io vivo” finanziato, dalla Regione Abruzzo, dipartimento per la Salute e il Welfare, attraverso un bando del “Dopo di noi”.
A turno soggiornano in quella che gli inquilini chiamano «la casetta» e, con l’aiuto di assistenti, la psicologa Raffaella Papagno, un operatore socio sanitario e una educatrice, imparano le attività che normalmente vengono svolte in una casa: lavano i piatti, apparecchiano la tavola, preparano il pranzo, tagliano le verdure, rifanno i letti, fanno la spesa al supermercato. Stanno, imparando, quindi «ad autogestirsi, spiegano Camplone e Papagno, «si alternano a vivere da soli per sviluppare l’autonomia abitativa e sociale. La rotazione è pensata per creare un adattamento progressivo e non traumatico, per abituare i giovani adulti al cambiamento e a vivere in comunità con operatori conosciuti per creare un clima familiare e affettivo nel rispetto della dignità di ciascuno». Contemporaneamente, mentre imparano l’autonomia gestionale, i ragazzi della «casetta», «portano avanti le consuete attività quotidiane, dalla fisioterapia alla piscina».
Un esperimento simile è stato realizzato anche a Pescara nel centro diurno La Gabbianella fondato da Maria Pia Di Sabatino dell’Anffas.
Il presidente di DiversiUguali sottolinea che «restando in linea con quanto previsto dalla legge 328/2000 si sta definendo una modalità operativa funzionale e integrata multilivello che continua, dal 2014, a supportare e affiancare le famiglie delle persone con disabilità». Il progetto “Io abito e io vivo”, inoltre, «offre gratuitamente a familiari e caregiver, gruppi di supporto e di sostegno per i momenti difficili o fasi di cambiamento importanti». Ed è stato realizzato in collaborazione con l’istituto di Psicologia relazionale abruzzese “Maria Grazia Cancrini” con gruppi condotti dalle psicoterapeute Marcella Di Bernardo e Vania Petruzzellis.