Morì folgorato sul traliccio, 3 condanne

Omicidio colposo: nove mesi a due operai dell’Enel e a un collega del pennese Roberto Damiani che perse la vita nel 2004
TERAMO. Quel 22 settembre del 2014 Roberto Damiani, operaio 40enne di Penne, morì folgorato mentre stava eseguendo dei lavori di manutenzione su una linea elettrica dell’Enel a Castelnuovo Vomano come dipendente della ditta Tonelli.
Dopo quattro anni quella tragedia sul lavoro si racconta in un’aula di tribunale al termine di un processo per omicidio colposo che, in primo grado, si chiude con tre condanne e quattro assoluzioni.
Ieri mattina, al termine di una lunga e articolata istruttoria con decine di testi ascoltati, il giudice monocratico Franco Tetto ha condannato a nove mesi ciascuno Pietro Marcelli e Franco Ruggeri, entrambi dipendenti Enel, e Francesco Cantagallo, preposto della ditta Tonelli.
Per i tre, il pm Stefano Giovagnoni, titolare del fascicolo, aveva chiesto una condanna ad un anno e quattro mesi ciascuno. Il giudice ha invece assolto per non aver commesso il fatto gli altri quattro imputati: Andrea Salvatori, delegato Enel zona di Teramo, per i dipendenti Enel Pasqualino Ardizzi e Giuseppe Mastrodascio e per Adriano Tonelli, titolare della Tonelli costruzioni di Penne.
Va detto che per loro era stato lo stesso pm, nella sua requisitoria, a chiedere l’assoluzione. I familiari della vittima da tempo hanno revocato la costituzione di parte civile.
Secondo la tesi sostenuta dalla Procura a causare la morte dell’operaio sarebbe stata una serie di inadempienze che avrebbe portato chi doveva occuparsi della corretta esecuzione dei lavori a fare i controlli propedeutici, compresa la sospensione della corrente, su un traliccio sbagliato: non quello di Pianura Vomano, dove dovevano essere effettivamente sostituiti i pali e dove Damiani è rimasto folgorato, ma quello di Guardia Vomano. I due tralicci, infatti, si trovano ad appena 40 metri di distanza l'uno dall'altro e secondo gli accertamenti effettuati dalla Procura per tutta una serie di errori le azioni propedeutiche sarebbero state fatte sul traliccio sbagliato. Così quando Damiani aveva cominciato a lavorare sulla struttura di Pianura Vomano era rimasto folgorato.
Sempre nella ricostruzione fatta dalla Procura lo stesso Damiani, secondo le procedure di sicurezza, prima di iniziare le manovre si sarebbe dovuto accertare dell'assenza di corrente utilizzando il cosiddetto “fioretto”.
Operazione che però non sarebbe stata effettuata o comunque sarebbe stata effettuata male. Così ha commentato l’avvocato Tommaso Navarra, difensore di Cantagallo e del titolare della ditta per cui la vittima lavorava: «È importante l'affermazione di non responsabilità dell'impresa, che aveva adeguatamente strutturato il cantiere. Valuteremo la motivazione con riferimento alla posizione residuale del preposto, laddove riteniamo che eventuali errori esecutivi non abbiano inciso nella dinamica dell'evento».(d.p.)
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