Morandi e Spalletti: dialogo su luce, colore e spazio

BOLOGNA. Un dialogo che è un invito alla curiosità critica di molti, tra Novecento e attualità, un dialogo che accosta le opere, estremamente riflessive, di Giorgio Morandi ed Ettore Spalletti,...
BOLOGNA. Un dialogo che è un invito alla curiosità critica di molti, tra Novecento e attualità, un dialogo che accosta le opere, estremamente riflessive, di Giorgio Morandi ed Ettore Spalletti, diversamente maestri dell’arte italiana. È “Un dialogo di luce” proposto dalla Galleria d’Arte Maggiore di Bologna a partire dal 25 ottobre e l’eco della notizia arriva con orgoglio nell’Abruzzo che Spalletti non ha mai voluto abbandonare, un’altra occasione espositiva di tutto riguardo che segue il grande impatto culturale delle tre personali che, nei mesi scorsi, il Maxxi di Roma, la Gam di Torino e il Madre di Napoli hanno dedicato all’artista di Cappelle sul Tavo. Travalicando i confini del tempo e dello spazio, poi, le opere di Giorgio Morandi si rivelano fonte di vera ispirazione e suggestione per numerosi e importanti artisti contemporanei. Anche per questo Franco e Roberta Calarota, con il contributo di Hélène de Franchis, propongono un inedito progetto espositivo per le sale della propria Galleria – in via d’Azeglio 15, nello stabile che ospita la casa di Lucio Dalla, nel cuore della città felsinea – dopo l’anteprima accolta con grande successo dal pubblico americano nell’ultima edizione di The Armory Show a New York. Tra le tante letture critiche dell’opera di Morandi, questa mostra vuole sottolineare come l’artista, attraverso un’economia di soggetti e colori, operi un’astrazione che va oltre l’oggetto configurato sulla tela, raggiungendo un equilibrio formale di luce, colore e spazio che apre la visione a una nuova dimensione, una realtà dove l’essenza del tutto è protagonista e non risulta databile ma invece sembra anticipatrice di successivi movimenti artistici, astratti e minimali ad esempio.
Con le sue opere d’altro canto Ettore Spalletti ricrea nello spazio quello che Morandi operava sulla tela. Uscendo dalla cornice del quadro i suoi lavori monocromatici tendono a ricreare nell’ambiente in cui sono inseriti uno spazio costituito da luce e colore. «Entri in una stanza e senti che quel luogo perde la realtà del suo colore per acquistare il valore cromatico distribuito al suo interno», ha affermato Spalletti e se, infatti, i paesaggi di Morandi sono di per sé un’astrazione, come appare da un’osservazione ravvicinata della tela, Spalletti desidera far camminare lo spettatore nell’atmosfera in cui le sue opere sono contenute, confermando che «l’arte contemporanea si assume la responsabilità dello spazio, a differenza di quella antica, in cui viene delimitato dalla cornice».
Giorgio Morandi (Bologna, 1890-1964) ha partecipato più volte, a partire dal 1928, alla Biennale di Venezia – dove vinse il primo premio per la pittura nell’edizione del ’48 – e alla Quadriennale di Roma, ma anche alla Biennale di San Paulo nel 1957. Tra le mostre organizzate nei più importanti musei del mondo, non si possono dimenticare le esposizioni alla Tate Gallery di Londra (2000), al Metropolitan Museum di New York (2008), al Museo di Palazzo Fortuny a Venezia (2010) e al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris. Anche Ettore Spalletti (Cappelle sul Tavo, 1940) ha esposto più volte alla Biennale di Venezia – dove nel 1997 ha rappresentato l’Italia – e a Documenta di Kassel. Molto importanti, tra le varie personali, quelle al MoMA e al Guggenheim di New York, al National Museum of Art di Osaka, al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e alla Henry Moore Foundation, quest’ultima annunciata da Art Forum come la più importante mostra di arte contemporanea del 2005. Questa nuova mostra, “Un dialogo di luce”, aperta fino al 31 dicembre, dimostra come l’arte di Morandi sia ancora di grande attualità e come sia stata fonte di riflessione per uno dei massimi esponenti viventi dell’arte contemporanea italiana.
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