Morta a 40 anni, il compagno resta in cella

28 Settembre 2023

Rigettato il ricorso di Mirko De Martinis: l’uomo di Spoltore è l’unico accusato per il delitto di Alina

PESCARA. Mirko De Martinis, l’uomo di Spoltore arrestato per l’omicidio della sua compagna, Alina Cozac, dovrà restare in carcere. I giudici del tribunale del riesame dell’Aquila hanno rigettato il ricorso presentato dal suo legale, l’avvocato Massimo Galasso, per tentare di ottenere una misura meno afflittiva. Ma il tribunale del riesame ha invece confermato l’ordinanza di misura cautelare impugnata.
Il ricorso verteva in particolare sull’unico requisito che il gip aveva sottolineato e cioè quello della possibile reiterazione del reato da parte del presunto omicida. Ma le carte del pm Anna Rita Mantini, che conduce l’inchiesta, sono al momento blindate. È vero che l’uomo è stato arrestato 8 mesi dopo la morte della compagna (avvenuta nella loro casa di Spoltore il 22 gennaio scorso), ma è anche vero che la procura, prima di richiedere l’arresto, ha atteso che le consulenze (medica e informatica) venissero depositate dai rispettivi esperti. E comunque quello che emerge in maniera inequivocabile dall’autopsia, è che la donna è morta per asfissia meccanica volontaria: qualcuno l’avrebbe soffocata, probabilmente con il gomito premuto sul collo e con l’ausilio di un cuscino. Una conclusione che, sommata al fatto che all’ora della morte in casa c’era soltanto il compagno, potrebbe inchiodare De Martinis che comunque ha sempre negato l’omicidio, sostenendo che la compagna quella notte si sentì male. Oltre a questo, anche se non entrata nella misura cautelare, c’è poi la questione legata a una forma di depistaggio che, secondo il pm, De Martinis avrebbe messo in atto manomettendo alcuni messaggi sul telefonino della donna che non venne subito sequestrato. Non solo, ma l’indagato cercò di sviare le indagini sostenendo (in alcune intercettazioni dopo il delitto), che a «soffocare» la donna (anche questo un aspetto inquietante visto che le vere cause della morte emersero dopo quella telefonata) sarebbe stata una «entità sovrannaturale». A questo punto non è escluso che la difesa decida di percorrere forse l’unica strada possibile e cioè quella di una perizia psichiatrica sull’uomo. (m.cir.)