Morta nel tunnel dopo la violenza I giudici: non è stato un omicidio

Via al processo ai due romeni imputati per il decesso di Anna Carlini nell’agosto 2017 alla stazione Il tribunale non aggrava le accuse. Sit-in davanti al palazzo di giustizia dei familiari delle donne uccise
PESCARA. Anche i giudici del tribunale, dopo il gup, negano la riqualificazione del reato da omissione di soccorso aggravata a omicidio volontario per i due romeni ritenuti responsabili della morte di Anna Carlini, la giovane donna pescarese di 33 anni, affetta da problemi psichici, trovata senza vita all'interno del tunnel della stazione di Pescara il 30 agosto del 2017. L'avvocato Carlo Corradi, che assiste una delle parti offese, la sorella della vittima, Isabella Martello, ieri nel corso della prima udienza dibattimentale ha presentato la sua eccezione: riqualificare uno dei capi di imputazione in omicidio volontario.
Il legale ha evidenziato al collegio gli elementi che secondo lui giustificherebbero l'aggravamento delle accuse per i due imputati. Ha sottolineato la condotta attiva di Nelu Ciuraru, il solo presente ieri in aula, che deve rispondere anche di violenza sessuale, reato per il quale fu destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare e di un mandato di cattura internazionale. Ha parlato anche dei risultati dell'autopsia e delle cause della morte che, secondo la parte civile, sarebbe una diretta conseguenza della violenza sessuale. E anche per questo motivo ha chiesto al tribunale una nuova perizia per accertare appunto la relazione tra la violenza subita da Anna e l'evento morte. Ma il tribunale ha rinviato la decisione sulla perizia richiesta all'esito dell'istruttoria dibattimentale, mentre ha rigettato il cambio di capo di imputazione, anche dopo aver ascoltato il parere contrario motivato dal pm Rosangela Di Stefano.
«Attesa la fase attuale», ha detto il presidente Maria Michela Di Fine, «e rilevato che allo stato non emergono elementi per valutare la sussistenza della diversa condotta del reato; rilevato che la richiesta del legale di parte civile attiene a una fase avanzata che presuppone lo svolgimento dell'attività istruttoria, rigetta». E così anche questo secondo tentativo (l'altro era stato fatto davanti al gup con il medesimo risultato), sollecitato a forza dalla famiglia della vittima, è andato per il momento a vuoto.
«E' inaccettabile», ha commentato la sorella di Anna, Isabella Martello, che ieri ha partecipato al sit-in davanti al tribunale per le donne morte per mano violenta, «che si sia passati dalla contestazione iniziale», e cioè prima della richiesta di processo, «di omicidio a quella di omissione di soccorso. Noi non ci fermeremo sicuramente perché per noi si tratta di omicidio. E insieme all'associazione Codice Rosso, andremo avanti. Stiamo vivendo, oltre al dolore, anche grandi ingiustizie».
I legali dei due imputati, Leone Di Giannantonio e Stefano Sassano, in udienza si erano naturalmente opposti alla riqualificazione del reato, ma anche alla costituzione di parte civile del Comune di Pescara presentata dall'avvocatessa Lorena Petaccia. E questo per carenza di interesse, soprattutto per l'altro imputato, Robert Cioragariu (detenuto a Viterbo), che risponde soltanto di omissione di soccorso, come ha evidenziato l'avvocato Sassano, mentre invece il Comune ha incentrato la sua costituzione soltanto sulla violenza sessuale e sulle norme nazionali e internazionali che trattano questo delicato argomento. Ma anche in questo caso, dopo aver registrato il no del pm all'esclusione del Comune, visto che i fatti si sono verificati dentro una struttura pubblica, il collegio ha ritenuto di non accogliere l'eccezione in quanto «allo stato attuale non può accertarsi la carenza di interesse sollevata dalle difese». Ammesse tutte le prove, il tribunale ha fissato le due prossime udienze: il 23 aprile verranno sentiti tutti i testi dell'accusa e verrà effettuato l'esame degli imputati, mentre il 7 maggio toccherà ai testi della difesa.

