«Morta nel tunnel, è stato un omicidio»

14 Settembre 2019

Appello della sorella di Anna Carlini dopo la cattura del romeno autore della violenza

PESCARA. La notizia dell'estradizione dalla Romania di Nelu Ciuraru, l'uomo accusato di aver stuprato e lasciato morire nel tunnel della stazione Anna Carlini, la notte del 30 maggio del 2017, riaccende le speranze della famiglia che da sempre chiede a voce alta giustizia, ma riaccende anche il dolore per quella assurda morte.
«La ferita si riapre e il dolore è sempre più grande» dice Isabella Martello, sorella di Anna, «Mia sorella non c'è più e i suoi due figli sono senza una madre. Siamo sempre più convinti che la morte di Anna sia stato un omicidio. Persone hanno approfittato della sua fragilità psichica e quella notte l'hanno portata in quel tunnel, brutalmente stuprata e lasciata morire. Ho visto i lividi sul suo corpo. Una telefonata al 118 avrebbe potuto salvargli la vita e invece anche chi ha visto ha taciuto. Ora mi aspetto giustizia: non facciamo morire Anna due volte».
La famiglia non si rassegna alle conclusioni cui è giunta la magistratura che ha finito per chiedere il processo per Ciuraro e il suo connazionale, Robert Cioragariu (al quale non è stata contestata la violenza sessuale) per altri reati e non anche l'omicidio.
«Oggi mi faccio portavoce», ha aggiunto la sorella della vittima, «anche di quelle associazioni che lottano per la certezza della pena. Simili tragedie non possono essere dimenticate e i criminali devono pagare, così come chi ha visto e taciuto. Vorrei fare anche un appello alle istituzioni per inasprire le pene per queste persone. Ci batteremo perché Anna possa avere la giustizia che merita».
Anche il legale della famiglia, l'avvocato Carlo Corradi, torna sulla questione della contestazione dei reati ai due romeni.
«C'è la volontà della famiglia di non fermarsi. Accertamenti validi sono stati fatti, ma noi continueremo a batterci affinché al capo di imputazione venga aggiunto il reato di omicidio. Noi riteniamo che, sulla scorta degli elementi acquisiti nel corso dell'inchiesta, ci siano i presupposti per sostenere anche l'accusa di omicidio, così come d'altronde era stato inizialmente ipotizzato dalla stessa procura». Il legale parla anche dei risultati dell'autopsia e soprattutto del fatto che comunque Anna entrò con le sue gambe in quel tunnel per uscirne morta.
«E' lì dentro che le sono state somministrate bevande alcoliche che avrebbero creato quel micidiale mix con i farmaci che assumeva. E' stata vittima poi di una brutale violenza sessuale: è stata morsa, aveva lividi sulle gambe. L'arresto cardiaco, poi, secondo lo stesso perito, sarebbe dovuto a una concomitanza di effetti: soprattutto la compressione di chi le stava sopra durante la violenza e che le avrebbe impedito una corretta respirazione. Non si può parlare soltanto di omissione di soccorso».
Adesso, con l'arrivo in Italia di Ciuraru (attualmente detenuto nel carcere romano di Rebibbia), l'iter processuale dovrebbe accelerare. Nel giugno scorso il pm Rosangela Di Stefano aveva depositato al gup la richiesta di processo, contestando ai due imputati il reato di omissione di soccorso per non aver impedito il decesso della donna che era incapace di provvedere a se stessa dopo l'assunzione di alcol e farmaci, e al solo Ciuraru anche la violenza sessuale che poi fece scattare la misura cautelare per la quale oggi è in carcere.
©RIPRODUZIONE RISERVATA