Morte di Morosini: in aula testimonia la fidanzata Anna

PESCARA. Il confronto tra periti ha caratterizzato, ieri, il processo sulla morte del giocatore Piermario Morosini, avvenuta il 14 aprile 2012 allo stadio "Adriatico - Cornacchia" a seguito di un...
PESCARA. Il confronto tra periti ha caratterizzato, ieri, il processo sulla morte del giocatore Piermario Morosini, avvenuta il 14 aprile 2012 allo stadio "Adriatico - Cornacchia" a seguito di un malore avuto durante l'incontro di calcio Pescara - Livorno. Sotto accusa per omicidio colposo sono finiti il medico sociale del Livorno Manlio Porcellini, il medico del Pescara Ernesto Sabatini, e il medico del 118 in servizio quel giorno allo stadio, Vito Molfese. Nel mirino della procura il mancato uso del defibrillatore, che secondo Cristina Basso, professoressa associata di Anatomia patologica all'università di Padova e perito della famiglia del calciatore, «va usato sempre e comunque» in un paziente in arresto cardiaco.
«Il defibrillatore c'era», ha detto in aula, «ma non è stato mai usato». Per la consulente va usato anche se «c'è polso», «male non fa» , ha sottolineato per intendere sostanzialmente che il defibrillatore va usato a livello sia diagnostico sia terapeutico.
La parola, poi, è passata ai periti della difesa e, in particolare, i due consulenti del medico del Livorno hanno formulato ipotesi di una morte cardiaca di diversa natura. Secondo i due periti della difesa, il giovane calciatore sarebbe morto per situazioni legate al cuore, però, non con la dinamica ricostruita dai periti dell'accusa. Di parere opposto la professoressa Basso e il medico legale Cristian D'Ovidio, perito della procura, che hanno ribadito, con dati scientifici, la causa della morte e le condotte inadeguate, a loro avviso, di chi è intervenuto nelle operazioni di soccorso. Il confronto tra le varie posizioni non ha portato al momento a nulla di concreto: tutti sono rimasti fermi nelle loro convinzioni e sono stati sollevati diversi dubbi. Prima dei consulenti, sono saliti sul banco dei testimoni la fidanzata di Morosini, Anna Vavassori, originaria di Bergamo e all'epoca giovane pallavolista di 24 anni, e il procuratore sportivo del calciatore. L'audizione è durata pochi minuti ed è servita per ricostruire il legame tra Piermario e la sorella Maria Carla, disabile psichica, che vive in un istituto bergamasco. «Durante il giorno libero di Piermario», ha raccontato in aula la fidanzata, «andavamo a trovare la sorella».
«Dopo la sua morte», ha aggiunto, «Maria Carla ha manifestato sofferenza. Era spenta e depressa». Tra i testimoni anche Leonardo Paloscia, direttore dell'unità coronarica e cardiologica dell'ospedale di Pescara, presente quel giorno allo stadio come tifoso, il quale ha riferito che c'era una gran confusione in campo e di aver praticato il massaggio cardiaco a Morosini anche durante il trasporto in ospedale. Si torna in aula oggi per l'audizione di altri testimoni della difesa.
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