Morti nell’incendio, gli avvocati: «Villa Serena è responsabile»

15 Gennaio 2020

Parlano i legali delle famiglie delle vittime dopo il deposito della perizia dei vigili del fuoco sul rogo «Non si possono non rilevare omissioni o negligenze: chiederemo un incontro con il magistrato» 

CITTÀ SANT’ANGELO. Le famiglie di Domenico Di Carlo e Amerigo Parlante, i due pazienti morti la sera del 20 maggio 2019 in un incendio che si è sviluppato nella clinica Villa Sirena di Città Sant'Angelo, vogliono andare fino in fondo. Dopo aver saputo della relazione presentata in Procura dai vigili del fuoco di Pescara sulle cause di quel rogo, gli avvocati delle due famiglie tornano a parlare di quell'episodio drammatico.
Perché fa riflettere che, nella individuazione dell'origine dell'incendio, sarebbero state escluse dai vigili cause elettriche (come può essere un corto circuito) o accidentali e sarebbe stato ricondotto tutto a una azione colposa o dolosa. Walter Biscotti, in particolare, che difende la famiglia Di Carlo, annuncia di voler chiedere un incontro con il sostituto procuratore che sta coordinando le indagini, Rosangela Di Stefano.
«Non abbiamo ancora potuto prendere visione degli atti di indagine e quindi neppure del rapporto dei vigili del fuoco», che hanno lavorato sul caso (sono i vigili di Pescara e quelli del Niat dell'Aquila). «Ma sembra emergere, come apprendiamo dagli organi di stampa, che sia tutto riconducibile ad azioni e condotte dolose o quanto meno colpose. In attesa di approfondire la questione leggendo direttamente il rapporto inviato al pubblico ministero, siamo ancora più convinti che possono certamente sussistere profili di responsabilità anche in capo alla struttura sanitaria perché certamente, ove si trattasse di un evento doloso o colposo, non possono non coinvolgere, per negligenza o omissione, i responsabili della struttura stessa».
Biscotti annuncia anche che, «come difesa, stiamo conducendo delle indagini private e aspettiamo di integrarle con gli atti ufficiali acquisiti dal procuratore».
E poi conclude in maniera convinta, riandando indietro con la memoria alla sera in cui una stanza della clinica, al primo piano dell'area adibita a riabilitazione psichiatrica, si è riempita di fuoco e fiamme, al punto che è stato impossibile salvare due pazienti mentre un terzo è stato tirato fuori in tempo dal personale.
«L'atrocità con la quale ha perso la vita il dottor Di Carlo», un ex oculista di Vasto di 51 anni, «merita il massimo dell'attenzione per individuare i responsabili di quell'evento», dice Biscotti annunciando che «non fermeremo le nostre ricerche e le attività processuali finché non sarà fatta piena luce su tutta la vicenda e non saranno individuati i responsabili. Un ringraziamento», dice infine, «va all'ufficio del pubblico ministero per la puntualità dell'attività svolta. Presto chiederemo un incontro come persone offese per sollecitare nuovi atti di indagine, con l'individuazione dei responsabili».
Interviene anche Fernando La Rovere, che difende la famiglia di Parlante: «Che sia stato un fatto doloso o colposo, per noi la responsabilità della clinica è assolutamente inconfutabile», dice a nome dei parenti del 64enne di Roccamontepiano. In Procura, intanto, si attende un'altra relazione, ed è quella di Cristian D'Ovidio, che si è occupato delle autopsie.
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