Morto a 35 anni, l’autopsia svela: la pistola elettrica non c’entra

Ora serviranno gli esami tossicologici ed istologici per individuare le cause dell’arresto cardiaco I risultati arriveranno entro 60 giorni, il pm Ponziani ha nominato tre medici come consulenti
CHIETI. Non c’è alcuna correlazione tra la morte di Simone Di Gregorio e l’uso della pistola elettrica. È quanto emerso dai primi rilievi dell’autopsia sul trentacinquenne di Pescara, paziente psichiatrico, deceduto domenica scorsa a Sambuceto dopo una sfuriata in strada e l’intervento dei carabinieri, che hanno impiegato anche il taser, e degli operatori del 118, che gli hanno somministrato un calmante.
L’esame, andato avanti per circa tre ore e mezza al policlinico di Chieti, è stato eseguito ieri dal medico legale Marco Piattelli, alla presenza del tossicologo Fabio Savini e del cardiologo Marcello Caputo, tutti nominati consulenti dal sostituto procuratore Marika Ponziani, che – come atto dovuto – ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti.
L’autopsia, dunque, non ha evidenziato alcun segno che possa ricondurre la tragedia all’impiego della pistola a impulsi elettrici. Anche perché l’ipotesi principale è che il taser non abbia funzionato fino in fondo e che, di conseguenza, Di Gregorio non abbia ricevuto alcuna scossa. Uno dei due dardi, infatti, non avrebbe raggiunto l’uomo, che – proprio come se nulla fosse accaduto – ha continuato a sferrare calci e pugni ai militari.
Per conoscere le cause precise che hanno portato all’arresto cardiocircolatorio improvviso e inatteso, saranno necessari gli esami tossicologici e istologici, da compiere entro i prossimi 60 giorni. Come da prassi, sono stati prelevati campioni di liquidi e altre matrici biologiche.
Di Gregorio, che aveva problemi psichiatrici ed era seguito dal Centro di salute mentale, e che era stato ricoverato nel reparto di psichiatria da cui era però uscito volontariamente, abitava a Pescara, ma si recava spesso a San Giovanni Teatino, dove abitano la madre Daniela, casalinga, e il padre Maurizio, titolare di una ditta di installazione e manutenzione di caldaie e impianti elettrici industriali e civili. Domenica scorsa, nel primo pomeriggio, Simone è stato notato mentre danneggiava la Fiat 500 X a testate, gomitate e calci. A lanciare l’allarme, telefonando al 112, sono stati più testimoni: alcuni di loro hanno visto quell’uomo, fuori di sé, vomitare sangue.
All’arrivo dei carabinieri, Di Gregorio, completamente nudo, si è allontanato in direzione di una via che porta alla ferrovia, dove poi è stato bloccato.
I carabinieri stanno acquisendo anche documentazione medica per ricostruire gli ultimi ricoveri in ospedale del trentacinquenne.
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