Morto a Cuba, non è vaiolo delle scimmie

Rientrata la salma del carabiniere Germano Mancini. La moglie si affida ai legali per fare chiarezza
PESCARA. È rientrata da Cuba sabato scorso la salma di Germano Mancini, il comandante della caserma dei carabinieri di Scorzè (Venezia) deceduto lo scorso 21 agosto all’età di 50 anni a L’Avana (Cuba) dove era in vacanza. Da due giorni il corpo di Mancini, originario di Pescara, si trova all’obitorio di Noale (Venezia). L’autopsia dei medici cubani aveva attribuito la morte a «sepsi da broncopolmonite a germe non specificato e danno multiplo di organi», senza fare accenno al vaiolo delle scimmie, ipotesi trapelata in un primo momento. Un’ipotesi che, adesso, viene scartata con ancora più forza.
Mancini, arrivato a Cuba il 15 agosto assieme a una coppia di amici, era stato ricoverato in condizioni critiche il 18 agosto, ed era morto la sera del 21. La moglie del sottufficiale si è affidata a dei legali per fare ulteriore chiarezza sulla morte di Mancini, chiedendo alla Procura di Venezia una nuova autopsia.
Padre di un figlio grande, da più di 15 anni era in servizio a Scorzé e da giugno, quando il suo comandante, il luogotenente Giuseppe Barresi, è stato trasferito a Zero Branco e Quinto di Treviso ne aveva assunto le funzioni come reggente.
A Pescara, Mancini lascia l’anziana madre Elisa, che ha 88 anni; Mancini lascia anche i fratelli, di cui uno carabiniere, uno guardia giurata, un altro ancora poliziotto penitenziario. La sua famiglia era nota a San Silvestro. Mancini da tempo abitava a Noale: «Era conosciuto non solo per la divisa ma per la sua disponibilità. Era sempre sorridente, pronto ad accorrere ad ogni chiamata, di grande supporto per le problematiche sociali», le parole del sindaco Marcon.

