Morto all’Acqua Disco Splash, oggi prime verità dall’autopsia

7 Dicembre 2022

Sfogo della proprietaria il giorno dopo la scoperta del corpo in mezzo al degrado e alle erbacce «Prima qui era un paradiso. Volevano fare palazzi e negozi, ma nessun affare è andato in porto»

MONTESILVANO. Potrebbero arrivare oggi le prime verità sul caso del cadavere scoperto lunedì mattina all’Acqua Disco Splash: sarà il medico legale Cristian D’Ovidio a eseguire l’autopsia. Finora, quel corpo ritrovato nell’ex parco acquatico abbandonato è ancora senza nome: resta ignota l’identità della persona, probabilmente un uomo senzatetto, che sarebbe morto da diversi mesi.
E la titolare dell’area, Carla Nicodemo, si sfoga: «Era un paradiso e invece da oltre dieci anni questo posto ci dà solo guai». Si riaccendono i riflettori sul parco acquatico che negli anni ’90 era considerato un simbolo di Montesilvano e che ormai è solo una gatta da pelare per i titolari dell’immobile. Tra questi c’è proprio l’imprenditrice Nicodemo, tra le prime persone ad accorrere ieri mattina in via Cavallotti su convocazione dei carabinieri, che da tempo sogna di risolvere quello che da fonte di reddito e soddisfazioni professionali per lei e il suo compianto marito Ivo Roma, è diventato un problema senza fine. Quattromila metri quadrati di proprietà che per oltre un ventennio ha vissuto momenti di splendore, prima di chiudere definitivamente i battenti una decina di anni fa. Per tanti anni, infatti, l’Acqua Disco Splash ha rappresentato un tempio del divertimento per adulti e bambini, grazie a scivoli acquatici, piscine, giostre, palco, sala da ballo e ristorante. Da Gigi D’Alessio a Fred Bongusto, passando per Lino Banfi, Teo Teocoli o Tiziano Ferro, che nel 2002 cantò il suo “Rosso relativo” proprio su questo palco, sono tanti gli artisti che hanno animato le serate montesilvanesi di residenti e turisti, spaziando dal liscio alla musica dal vivo fino ai migliori dj set.
«Poi i residenti hanno iniziato a lamentarsi del rumore, della musica, del traffico», ricorda Nicodemo, «e tra ordinanze, controlli e ostacoli vari abbiamo chiuso. Da quel momento sono stati diversi i progetti messi in cantiere e gli imprenditori interessati all’acquisto e al rilancio dell’area. Ricordo un progetto da 180 appartamenti, andato in fumo dopo le vicende giudiziarie della giunta Cantagallo. Poi l’idea di dar vita a un centro commerciale, anche quello tramontato per controversie e gelosie. E ancora il primo progetto di housing sociale, per il quale partecipammo anche a una manifestazione di interesse durante l’amministrazione Maragno. Ma anche in quel caso, non si è smosso nulla».
A pesare negativamente sull’area, compromessa anche dalle continue discariche abusive, pure il fatto che la proprietà è oggi vincolata perché inserita nel Piano esondazioni della Regione Abruzzo. «Da anni questo luogo è solo una spesa per noi. Ora anche questa tragedia», aggiunge la proprietaria. «Ma io ancora spero che arrivi una proposta interessante per ridare una nuova vita a questo posto».
A giugno, l’area abbandonata e avvolta dalla vegetazione è stata utilizzata anche come set per un film dal titolo “Patagonia” di un regista abruzzese e, come garantito da Nicodemo, allora il cadavere non c’era.