Morto in ascensore, l’accusa è omissione di soccorso

Montesilvano, in udienza il pm ridimensiona il reato di omicidio preterintenzionale a carico della 35enne nigeriana: dopo l’alterco la vittima ebbe un malore fatale
MONTESILVANO. Si alleggerisce notevolmente la posizione di Happy Ayegbeni, la donna nigeriana di 35 anni finita nei guai per la morte del pensionato di Spoltore Donato Pangiarella, 74 anni, ex dirigente di una squadra di calcio, trovato senza vita il 6 settembre 2014 nell’ascensore di un palazzo in via Cerrano, a Montesilvano.
Ieri, il pubblico ministero, nel corso dell'udienza preliminare davanti al gup Elio Bongrazio, ha modificato l'accusa a carico della donna da omicidio preterintenzionale ad omissione di soccorso, «perché, dopo avere avuto, all'interno della propria abitazione, un alterco con Piangiarella Donato, nel corso del quale l’uomo riportava una ferita lacerocontusa in sede fronto-temporale per l'urto contro un margine rimanendo steso a terra, ometteva di prestare l'assistenza occorrente e di darne immediato avviso all'Autorità ed anzi portava fuori dalla propria abitazione, abbandonandolo all'interno dell'ascensore condominiale, il corpo del Piangiarella, il quale decedeva per insufficienza cardiaca acuta da ischemia miocardica acuta in grave coro-miocardiosclerosi». Il ridimensionamento dell'accusa è stato accolto con soddisfazione dal legale dell'imputata, l'avvocato Simone Matraxia: «La vicenda, come era giusto che fosse, si è notevolmente ridimensionata», afferma il difensore. «Il giudice ha assunto questa decisione anche alla luce della sentenza della Cassazione, che aveva annullato l'ordinanza di custodia cautelare a carico della mia assistita». Di parere opposto l'avvocato di parte civile Alfredo Di Francesco, che rappresenta la moglie ed il figlio di Piangiarella. Il legale ha infatti sempre sostenuto che «in base alle prove raccolte è chiaro che è stata una spinta a provocare la caduta della vittima».
Le tesi contrastanti sulla morte del pensionato di Spoltore sono finite al centro di una battaglia a colpi di perizie, che ha tenuto banco per mesi. A mettere la parola fine alla diatriba è stata la perizia della consulente del gup, Emanuela Turillazzi, direttrice dell'istituto di Medicina legale dell'università di Foggia, la quale dopo gli accertamenti è giunta alla conclusione che non è possibile stabilire in maniera scientificamente corretta i mezzi che determinarono il decesso del pensionato. Si torna in aula il 26 settembre prossimo per consentire al difensore della 35enne, che per questa vicenda ha trascorso quasi sei mesi in carcere, di valutare se procedere con il rito abbreviato, come richiesto in precedenza, o con il rito ordinario.
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