Morto in moto sull’Asse I familiari: altre indagini

PESCARA. Le indagini sulla morte del finanziere Gianfranco Bellini, 54 anni, dovranno andare avanti, o si procederà all’archiviazione del procedimento, così come proposto dal pm Rosangela Di Stefano?L...
PESCARA. Le indagini sulla morte del finanziere Gianfranco Bellini, 54 anni, dovranno andare avanti, o si procederà all’archiviazione del procedimento, così come proposto dal pm Rosangela Di Stefano?
La decisione si conoscerà domani durante l’udienza di opposizione voluta dalla famiglia della vittima che il 27 novembre del 2019 perse la vita sull’asse attrezzato mentre era a bordo della sua potente Kawasaki che si schiantò sul guardrail. Un impatto fatale per il vice brigadiere di Villa Raspa di Spoltore, molto stimato in caserma e padre di tre figli.
L'inchiesta puntò subito il dito sulla manutenzione di quel tratto di asse attrezzato, visto che il casco del motociclista, nel violento impatto sul guardrail si spaccò, e un perno filettato della barriera si conficcò nella testa provocando il trauma cranico che ne decretò la morte. Sotto inchiesta erano dunque finiti il legale rappresentante della “Metalmeccanica Fracasso spa” che pose in opera il guardrail, Adriano Fracasso, e i tre dipendenti di Anas che erano addetti alla manutenzione, Salvatore Aiello, Enzo Di Vittorio e Attilio Panzone, tutti accusati di concorso in omicidio stradale. Venne disposta una consulenza tecnica da parte della procura, cui si aggiunse quella disposta dalla famiglia della vittima.
Nella sua richiesta di archiviazione, il pm Di Stefano aveva premesso che «sulle cause della caduta non vi sono responsabilità di terzi, essendo emersa solo la violazione delle norme sulla circolazione stradale ed in particolare quella sul rispetto dei limiti di velocità da parte del conducente del motociclo deceduto». E quindi andavano valutate possibili concause riconducibili alle condizioni della strada.
«Sul punto», scrive ancora la procura, «sono state effettuate due perizie, le quali sono giunte ad analoghe conclusioni: il decesso è stato causato dall’urto con il tirafondo che ha perforato il casco e con grandissima probabilità il casco si sarebbe certamente perforato anche qualora avesse impattato contro un tirafondo installato secondo le prescrizioni del libretto d'istruzioni».
Su queste problematiche tecniche era stato disposto anche un incidente probatorio, cui l’accusa fa riferimento nel richiedere l’archiviazione delle posizioni dei quattro indagati. Insomma, per l’accusa, anche se quel bullone fosse stato installato all’altezza giusta prescritta nel manuale di istruzione «l’evento, con alto grado di probabilità, si sarebbe ugualmente verificato, ovverosia che alla elevatissima velocità tenuta dal motociclista, il casco si sarebbe certamente rotto nell'impatto». Adesso bisognerà attendere le valutazioni del giudice. (m.cir.)
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