Morto l’avvocato Magno, aveva 89 anni

6 Luglio 2021

Era figlio di Galliano, il legale che istruì il processo Matteotti. I funerali oggi nella chiesa del Mare

PESCARA. «Ti amo immensamente» sono state le parole d’addio dell’avvocato Carlo Eugenio Magno all’adorata moglie Marina Campana. Dopo una lunga e sofferta malattia, il figlio dell’avvocato Pasquale Galliano Magno che collaborò a istruire il processo Matteotti, il cui dibattimento ebbe luogo a Chieti nel 1926, è morto ieri mattina in ospedale a Pescara. Aveva 89 anni e ne avrebbe compiuti 90 il prossimo 9 dicembre.
Oltre alla moglie Marina lascia addolorati la figlia Tatiana, la nipote Mariacarla Sacco, il suocero Fernando Campana, i cognati, Paolo, Giovanna, Mariastella e Nando.
I funerali si terranno oggi alle 16.30 nella chiesa di San Pietro apostolo (chiesa del mare) piazza Primo maggio.
Carlo Eugenio Magno, avvocato civilista, è nato a Chieti nel 1931. Nelle aule di tribunale ci entra «da quando aveva i calzoni corti» racconta emozionata la moglie Marina, biologa pescarese, «suo padre Pasquale Galliano ce lo mandava sin da quando aveva 14 anni, bravissimo a battere a macchina gli atti. Era una mitraglietta». In famiglia si parlava del processo sull’assassinio (1924) di Giacomo Matteotti istruito, insieme alla vedova Velia Titta da papà Pasquale che aveva conosciuto il deputato e segretario del Partito socialista durante una visita in Abruzzo e avevano fraternizzato. La preziosa penna con cui il deputato firmava gli atti è oggi tra i ricordi di famiglia.
«Mio marito» rivela la signora Campana Magno, «era una persona molto riservata, un grandissimo signore di sentimenti e d’animo, bravo, pignolo, tenace, tutte caratteristiche ereditate da suo padre. Entrambi erano accomunati dalla difesa delle persone umili e disagiate. Per anni mio marito, e gli avvocati Milia e Pilotti Aielli hanno discusso tra quattro mura le cause di queste persone bisognose». Disperate per lo più, al punto che il padre Galliano spesso gli diceva: «Dobbiamo lavorare, sennò non mangiamo». Si mettevano d’impegno e le cause le vincevano, eccome.
Tra i nomi dei clienti dei Magno spicca anche quello del marchese Imperato. Tra le grandi passioni dell’avvocato che da piccolo veniva preso in giro dai compagni di scuola per il suo nome, Carlo Magno, «c’è sempre stato il lavoro» racconta la moglie, lasciato per la pensione nel 2005 dopo aver intercettato e scoperto tantissimi talenti nel foro pescarese, «non si interessava molto alla politica, più al calcio quando era un giovane cronista sportivo e, poi, tirava di scherma». Nel 1999 l’avvocato Magno ritira il prestigioso riconoscimento della Toga d’oro per i tanti anni di attività «molti più di 50, anche 60». La salma dell’avvocato riposerà nella cappella gentilizia al cimitero di San Silvestro, accanto al padre. «Voglio che sia ricordato», conclude la moglie Marina, «come una persona dolce, mite, capace, che non ha mai fatto uno sgarbo ad alcuno nella sua vita. Prima di andarsene mi ha detto “ti amo” e mi ha stretto forte la mano». (c.co.)