Morto Mimmo Grosso leader della marineria

Era stato colpito dal virus. La moglie: uomo e padre esemplari
PESCARA. Il "grande comandante" non urla più, non batte più i pugni sui tavoli istituzionali per difendere i diritti del popolo dei pescatori. Proprio lui, che sarebbe diventato geometra se non avesse incontrato il grande amore della sua vita sull'altra sponda del fiume, che gli ha trasmesso la passione per il mare. La marineria pescarese dà l'addio a Mimmo Grosso, 58 anni, scomparso ieri alle 18,40 all'ospedale di Atri dopo aver perso l'ultima grande battaglia, quella contro il coronavirus. Lascia, travolti dal dolore, la moglie Marina Di Vincenzo, i figli Roberta e Giuseppe, 34 e 32 anni, e una nipotina di 5 anni. Oggi la salma sarà trasferita all'obitorio dell'ospedale di Pescara e per domani è previsto l'ultimo saluto tra i moli dove l'armatore attraccava Nausicaa, il barcone da 28 metri, che tante volte ha condotto al largo Sant'Andrea per i tradizionali festeggiamenti. Quarantuno anni insieme a Marina (rimasta da sola in regime di quarantena che termina proprio oggi), la coppia ha unito anche Borgomarino nord e sud, i luoghi natii. Di quel marito battagliero che nelle ultime ore ha potuto vedere e sentire solo per telefono, la signora Grosso dice: «Era un uomo e padre esemplare, quando ci siamo conosciuti lui aveva 17 anni e io 18. Doveva diventare un geometra, aveva studiato al Manthoné, ma mentre aspettava la chiamata per fare il militare a La Spezia, gli è scoppiata la passione per il mare e si è imbarcato con mio zio, Giuseppe Gasparroni. Era intelligente e aveva una profonda conoscenza delle leggi. In questi giorni era addolorato per il fermo della marineria, anche con l'ossigeno stava al telefono per cercare di trovare una via d'uscita a questa situazione».
Mimmo Grosso è entrato in ospedale il 25 marzo per un malore, sabato scorso le sue condizioni si sono aggravate ed è stato trasferito ad Atri dove è stato intubato. Nell'ultimo messaggio, ha cercato di rassicurare la famiglia «ma sul telefonino mi ha lasciato parole forti, lui aveva capitoche le sue condizioni erano serie», conclude Marina. Ha perso «un amico, di più, un fratello» Riccardo Padovano, compagno di tante battaglie portuali: «Si era battuto per il dragaggio, per il fermo biologico, contro il fermo durante la guerra del Golfo, per il mercato ittico che voleva vedere ristrutturato. Era preparato, si infervorava. Anche a Bruxelles ha urlato e battuto i pugni per salvare la sua marineria. Noi lo chiamavamo il grande comandante». Il cordoglio del senatore Luciano D'Alfonso: «Mimmo Grosso ha rappresentato con alcuni altri saggezza e capacità di combattimento per le ragioni dell’economia del mare. Sempre in prima fila componendo generosità e parole puntualissime. Ha seguito da protagonista tutte le fasi di dolore e di svolta della marineria pescarese. Con i suoi amici di sempre è riuscito a far prevalere il merito delle questioni e dei problemi della marineria. Me lo sono trovato interlocutore rigoroso per 20 anni nei diversi ruoli rivestiti. Tre passioni lo hanno sempre avvolto è coinvolto: il lavoro di qualità, la rappresentanza delle ragioni della sua gente di mare e la certezza della sua famiglia. Ho imparato molto da Mimmo perché mi ha subito colpito la sua capacità di parola: assomiglia agli artigiani dell’entroterra sempre pronti ad educare con la parola giusta. Lo abbiamo visto anche combattente contro le prepotenze del diritto europeo. Mi ricordo quando venne trattenuto a forza nella Contea Spalatino Dalmata e il presidente della Contea notò la forza di spiegazione di Grosso. I mari e le terre d’Abruzzo perdono un gigante della rappresentanza sociale».

