Morto nell’ascensore, sentenza il 31 ottobre

Rito abbreviato per l’imputata 35enne accusata di non avere soccorso un anziano caduto dopo la lite
PESCARA. È stata rinnovata ieri mattina, in tribunale a Pescara, la richiesta di rito abbreviato da parte dei legali di Happy Ayegbeni, la donna nigeriana di 35 anni, inizialmente imputata per omicidio preterintenzionale, in relazione alla morte del pensionato Donato Piangiarella, 74 anni, dirigente di una squadra di calcio, trovato senza vita il 6 settembre del 2014, nell'ascensore di una palazzina in via Cerrano a Montesilvano.
Nell'udienza precedente il pubblico ministero aveva modificato il capo di imputazione, che da omicidio preterintenzionale si è ridotto a omissione di soccorso e ieri è stata celebrata una nuova udienza per permettere alla difesa, rappresentata dall'avvocato Simone Matraxia, di decidere se procedere con il rito abbreviato, come richiesto inizialmente, o con il rito ordinario.
Sempre ieri, il giudice per l’udienza preliminare Elio Bongrazio ha fissato la data della discussione al prossimo 31 ottobre. Sulla base del nuovo capo d'imputazione, Ayegbeni è accusata di omissione di soccorso perché «dopo avere avuto, all'interno della propria abitazione, un alterco con Piangiarella, nel corso del quale l'uomo riportava una ferita lacerocontusa in sede fronto-temporale per l'urto contro un margine rimanendo steso a terra, ometteva di prestare l'assistenza occorrente e di darne immediato avviso all'autorità e anzi portava fuori dalla propria abitazione, abbandonandolo all'interno dell'ascensore condominiale, il corpo del Piangiarella , il quale decedeva per insufficienza cardiaca acuta da ischemia miocardica acuta in grave coro-miocardiosclerosi». A giudizio dell'avvocato di parte civile, Alfredo Di Francesco, che assiste la moglie e il figlio di Piangiarella, sarebbe stata invece una spinta a provocare la caduta della vittima.
Di Francesco dice di confidare nel fatto che «un giudice scrupoloso come quello che si sta occupando del caso compia tutti gli approfondimenti necessari, perché non è possibile liquidare la morte di quest'uomo con una semplice omissione di soccorso».
In caso di condanna, il ricorso al rito alternativo consentirà alla donna di usufruire dello sconto di un terzo sulla pena finale.

