Morì dopo la lite in strada, il pm: a processo il 21enne che lo colpì

22 Settembre 2020

Richiesta di rinvio a giudizio per omicidio preterintenzionale: secondo il sostituto procuratore  i pugni di quella sera avrebbero scatenato i problemi cardiaci di cui soffriva Tiziano Paolucci, 56 anni

PESCARA. Arriva la richiesta di processo per quell’assurdo litigio tra automobilisti che l’11 luglio del 2019 portò alla morte Tiziano Paolucci, 56 anni, originario di Tollo. Il sostituto procuratore Marina Tommolini ha concluso la sua inchiesta e ha deciso di chiedere per quel ragazzo di 21 anni, Mattia Nerone, l’altro automobilista che si prese a pugni con la vittima per un parcheggio, la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio preterintenzionale.
Un banale battibecco, un colpo di clacson forse mal interpretato, e quella sera, intorno alle 20, su viale della Pineta avvenne l’impensabile. Con la vittima che dopo la baruffa risale in macchina, percorre pochi metri, si ferma, scende dall’auto e si accascia al suolo senza vita. Il cuore non ha retto a quella grande agitazione, anche per una malformazione che non sapeva di avere.
La ricostruzione venne effettuata celermente dagli investigatori proprio perché tanti erano stati i testimoni di quel litigio, intervenuti peraltro per dividere i due automobilisti. Il ragazzo, che rimase comunque scioccato da quell'episodio, procede, a bordo della sua Jeep Renegade, davanti all’autovettura guidata da Paolucci. Intravede con la coda dell’occhio un parcheggio libero, blocca l’auto e fa manovra per entrarvi. Chi lo segue, suona forse sia per l’improvvisa manovra, sia per evitare che le due auto si possano toccare. Sta di fatto che il ragazzo parcheggia, scende, va verso l’automobilista che era a bordo con la moglie e parte l’incredibile litigio. Paolucci, che è anche piuttosto robusto, non ci sta a farsi insultare e picchiare e reagisce. Si prendono a pugni e calci, fino a quando i presenti non intervengono per dividerli. Nel frattempo anche la figlia di Paolucci, Silvia, esce dal vicino locale, “La griglia dell’Orso”, di cui è proprietaria con il marito (i nonni erano andati a riprendere le loro nipotine nel locale), e si getta tra i due per dividerli, rimediando qualche colpo e strattone da parte del ragazzo che per questo vede aggiungersi anche il reato di lesioni personali nei confronti di Silvia. Sta di fatto che quando sembrava tutto finito, Tiziano Paolucci risale in macchina, fa quei pochi metri che lo separavano dal locale della figlia, poi scende, si appoggia alla macchina e cade a terra privo di vita. Il magistrato studia gli atti e dopo una lunga riflessione, ma soprattutto dopo il risultato dell’esame autoptico, decide di incriminarlo per omicidio preterintenzionale. «Si accertava successivamente», scrive la Tommolini nel capo di imputazione, «che nella colluttazione il Nerone aveva riportato lesioni giudicate guaribili in 4 giorni e il Paolucci aveva riportato una soffusione emorragica subfasciale della superficie anteriore del muscolo sternocleidomastoideo sinistro e una lieve soffusione emorragica subaracnoidea della corteccia parietale destra dell’encefalo: la morte di Paolucci era poi dovuta ad un arresto cardiaco da fibrillazione ventricolare irreversibile in soggetto in preda ad uno stato di intensa agitazione fisica e psico-emotiva, e affetto da preesistente grave coronaropatia arterosclerotica, già produttiva di una miocardiopatia cronica». Un problema sconosciuto, ma che sarebbe stato scatenato dai pugni subiti. Insomma la perizia avrebbe accertato la correlazione fra i colpi sferrati dall’imputato e la morte di Tiziano, e quindi il pm non poteva far altro che individuare quel tipo di reato.
Difeso dall’avvocato Valerio Argentieri, Mattia Nerone, che venne rintracciato qualche ora più tardi dagli investigatori, ha sempre dichiarato di non essersi accorto del malore di Paolucci, e che si trattò di una «stramaledetta casualità, improvvisa e imprevedibile», chiedendo perdono alla famiglia della vittima. Lo fece con una lettera con la quale si scusò con i familiari per quanto accaduto e per la tragica fine di Tiziano. Adesso la parola passa al giudice per l’udienza preliminare, Nicola Colantonio, che il 4 febbraio dovrà decidere se mandare o meno l’imputato a processo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA