Morì sulla strada insicura Risarcita la famiglia

PESCARA. Gino D'Alfonso morì a 45 anni nel 1992 per un incidente avvenuto su una strada poco sicura. La Provincia, dopo ventidue anni di contenzioso, è stata condannata a risarcire 435mila euro...
PESCARA. Gino D'Alfonso morì a 45 anni nel 1992 per un incidente avvenuto su una strada poco sicura. La Provincia, dopo ventidue anni di contenzioso, è stata condannata a risarcire 435mila euro che dovrà ora devolvere alla famiglia della vittima: la moglie Concetta di Donato e le due figlie, Donatella e Anna Paola.
Una storia di ordinaria lentezza, che per fortuna si è conclusa con un riconoscimento del danno. Era la sera del 5 novembre del 1992: Gino D'alfonso con la sua auto, a causa della fitta nebbia sulla strada provinciale nei pressi di Roccamorice, sbandò andando prima a urtare la scarpoata rocciosa alla sua destra e poi, sul lato opposto, la rete di protezione di un piccolo viadotto. Un presidio inadeguato (come accertarono le perizie tecniche e i verbali dei carabinieri) tanto che non resse e fece precipitare nel burrone per 200 metri l'auto di D'Alfonso che così perse la vita.
In realtà, la controversia legale si è conclusa nel giugno 2014 con una sentenza della Corte d'Appello dell'Aquila, che condannò la Provincia di Pescara al risarcimento per danno biologico e morale. Da allora però la sentenza è rimasta sospesa e solo da qualche tempo, l'attuale presidente dell’ente, Antonio Di Marco, venuto a conoscenza del contenzioso ha agito indicando agli uffici di provvedere a implementare con gli avanzi di bilancio il capitolo relativo ai debiti fuori bilancio, inserendolo successivamente nel documento finanziario del 2015. Al primo Consiglio provinciale utile, quello del 23 dicembre scorso, il provvedimento è stato votato all'unanimità.
«Oggi con grande piacere ho voluto abbracciare la famiglia D'Alfonso», afferma Di Marco, «in primo luogo, perché la conosco molto bene e per comunicare, anche a nome di tutti i consiglieri provinciali, che entro domani riceveranno la somma che, seppure dopo tanti anni, potrà in qualche modo sanare un'ingiustizia, ben consapevole che nessuna somma può colmare il grande dolore per la perdita di una persona amata».
Walter Teti
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