Mounim, da 18 anni senza cittadinanza

9 Ottobre 2024

Il giovane marocchino: «Eppure ho studiato in Italia, ho due lauree e un’occupazione stabile»

PESCARA. Mounim Moutamid aveva solo dieci anni quando ha toccato il suolo italiano. Arrivato dal Marocco nelle Marche, per ricongiungimento familiare, ha potuto riabbracciare i genitori che, nel nostro Paese, avevano trovato un'occupazione stabile. Era il 2006. Da allora sono passati 18 anni: Mounim si è trasferito in Abruzzo per studiare mediazione linguistica, ha conseguito due lauree, ha trovato lavoro nel colosso statunitense Airbnb, che si occupa di affitti brevi. A Pescara, dove vive, sta costruendo passo dopo passo il suo futuro. Ma c'è un tassello mancante: la cittadinanza italiana, quel "foglio di carta" tanto desiderato, che ancora non riesce ad ottenere e che lo fa sentire "di serie B".
Mounim, ci racconti la sua storia.
Ho 28 anni, sono marocchino, ma dal 2015 risiedo in Abruzzo dove sono arrivato per motivi di studio. Prima abitavo in Molise, in provincia di Campobasso, con mia madre e mio padre che lavorano lì.
Perché ha scelto l'Abruzzo?
Mi sono iscritto alla facoltà di mediazione linguistica dell'Università "D'Annunzio" di Chieti-Pescara dove ho conseguito prima la laurea triennale, poi la magistrale. Sono stati anni bellissimi, in cui ho fatto parte anche del Senato accademico.
Un percorso di studi veloce seppure impegnativo?
Ho finito l'università in 5 anni e l'ultimo anno di corso mi sono trasferito a Madrid, per un periodo di studi. Poi c'è stato il tirocinio a Berlino.
Uno studente modello?
Diciamo che mi sono dato da fare.
E i risultati sono arrivati subito?
Dopo la laurea ho avuto diverse proposte di lavoro. Alla fine ho scelto un'azienda americana che si occupa di gestione dei servizi dei b&b, affitti brevi, la Airbnb. Faccio questo lavoro da tre anni, da remoto, e questo mi offre anche la possibilità di coltivare i miei hobby, oltre a diversi vantaggi personali.
A Pescara vive da solo, la tua famiglia è rimasta in Molise?
Si è perfettamente integrata all'interno del tessuto sociale. Lì, oltre a mia madre e mio padre, ho un fratello che frequenta le scuole superiori, mentre mia sorella sta seguendo un corso di farmacia a Chieti.
Bella storia, ma c'è un ma...
Eh sì. In tutto questo, dopo anni in Italia e in Abruzzo, un percorso di studi importante, un master in marketing e comunicazione Made in Italy, focalizzato proprio sulla promozione dell'Italia all'Estero, non ho ancora la cittadinanza italiana.
Com'è possibile?
In Italia lo è. Mi spiego meglio. Subito dopo la laurea sono andato in Marocco per raccogliere i documenti, li ho fatti tradurre, ho speso soldi per il volo. Rientrato in Italia ho presentato domanda a Roma al ministero dell'Interno pagando anche 250 euro di spese amministrative. Dopo poco sono stato convocato dalla Prefettura di Pescara. Un'impiegata, tra l'altro gentilissima, mi ha detto che c'erano tutti i requisiti tranne quello economico.
Non aveva un lavoro?
La legge Bossi Fini, mai modificata dal 1991 e ancora in vigore, prevede che chi richiede la cittadinanza sia residente in maniera continuativa sul territorio italiano da 10 anni e che, negli ultimi 3 anni, abbia un reddito annuale di almeno 10mila euro. Io non lo avevo perché mi ero appena laureato.
Ci riproverà?
Questo è il mio terzo anno di lavoro e nel 2025 potrò ripresentare domanda, ma dovrò attendere circa tre anni, questa la media, per la finalizzazione della documentazione.
L'ha presa male?
Direi di sì. Ho scelto di restare in Abruzzo nonostante le esperienze all'estero, sono stato sempre attivo socialmente sul territorio, ho fondato un'associazione universitaria “Partecipazione attiva studentesca” con la quale abbiamo realizzato tanti progetti. Sono in Italia da 18 anni, ma ancora non riesco a sentirmi pienamente italiano.
Eppure in Abruzzo sta costruendo la sua vita.
Qui ho le mie attività e i miei progetti di vita. Non avere la cittadinanza è vincolante: non ho accesso al voto, pur essendo nella segreteria dei Giovani del Pd, non posso spostarmi in Europa come cittadino europeo, ma solo con il permesso di soggiorno. Anche le nuove leggi che stanno mettendo in campo non vanno a colmare tutto il gap: serve una riforma sostanziale per agevolare chi lavora e studia in Italia.
Come immagina il suo futuro?
In Abruzzo, dove sono stato accolto a braccia aperte, anche all'interno dell'università. Ho una radice pescarese molto forte, ma manca quel pezzo di carta per concludere un percorso iniziato tanti anni fa. Senza quella documentazione sei un cittadino di serie B.
Le manca il Marocco?
Un po’. Ma ci torno volentieri, in vacanza, ogni anno. Ma la mia vita è in Abruzzo: nei miei viaggi ho conosciuto tanta gente che ho invitato a visitare questa terra bellissima, ma poco valorizzarla. Pensi che, l'estate scorsa ho fatto parte della giuria del Premio di letteratura Majella, la montagna madre di tutti gli abruzzesi.
Vuole mettere radici qui?
Le radici le ho già messe, cittadinanza o meno. Anzi, le mie radici stanno solo crescendo.
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