Movida e regole anti-rumore: locali pronti a chiedere i danni

I punti contestati: limiti di capienza, contenimento delle presenze nella piazza e controllori dei decibel E arriva la proposta degli esercenti: sostituzione degli infissi nelle case più colpite, a spese del Comune
PESCARA. Il piano di risanamento acustico contiene azioni, dispendiose, ma che non risolveranno il problema alla radice. Ne sono convinti gli esercenti del distretto di piazza Muzii che hanno deciso di fare ricorso al Tar. Ieri pomeriggio i gestori si sono riuniti, insieme al legale Andrea Cucchi e con i rappresentanti di Confartigianato Pescara, per raccogliere le firme. Il documento contiene le linee guida per ridurre il rumore in città è al vaglio di Regione e Provincia per eventuali osservazioni. Una volta chiuso il giro tornerà all'attenzione del consiglio comunale per la votazione finale. Sarà allora, e se non ci saranno sostanziali modifiche, che i gestori lo impugneranno, per poi chiedere, davanti al tribunale civile, un risarcimento di almeno 5 milioni di euro. Il ricorso partirà da osservazioni che Confartigianato, dopo un confronto con un tecnico, ha già messo nero su bianco, e che presto confluiranno in una perizia.
CAPIENZA DEI LOCALI
Le critiche si sono concentrate sulla introduzione dei limiti della capienza per locale e per l’ammissibilità di nuove attività nella zona. «L’individuazione della massima ricettività dei pubblici esercizi, deducibile dall’Azione 1.1 del piano», spiegano da Confartigianato, «e la conseguente limitazione del numero degli avventori, siano essi riferiti a un singolo o alla totalità dei pubblici esercizi, non può automaticamente considerarsi come una misura di contenimento del rumore». Secondo gli esercenti, non è il numero di persone che produce rumore, ma la tipologia di clienti. «Inutile specificare», dicono «come la “vivacità” degli avventori non possa essere presa come parametro per discernere presenza o allontanamento degli stessi».
CONTENIMENTO PRESENZE
Il secondo elemento è legato alla presenza di persone in transito nella zona «che non possono essere attribuite a nessun pubblico esercizio. Il contenimento numerico delle presenze è di difficile applicazione e non garantisce alcun risultato certo in termini di riduzione delle immissioni acustiche». A ciò si aggiunge che la zona è caratterizzata «daedifici molto alti e da strade molto strette», una condizione che «morfologicamente amplifica gli schiamazzi anche se generati da un numero limitato di persone», affermano.
LICENZE E RESTRIZIONI
Nel mirino degli esercenti anche le azioni che introducono restrizioni per il rilascio di nuove licenze in base alle dimensioni di nuovi locali e alle zone più critiche. Le misure «introducono un concetto di precedenza temporale delle autorizzazioni basata su una sorta di saturazione del livello di rumorosità di una zona. Una teoria discriminatoria e che potrebbe anche essere utilizzata da chi ha già un’attività ad evitare che ne vengano aperte altre concorrenti nella stessa zona». Anche la restrizione legata alla grandezza del locale non garantirebbe in automatico «che gli avventori scelgano di permanere stabilmente all’interno dello stesso, soprattutto nel periodo estivo».
I VERIFICATORI
Ultimo aspetto duramente criticato è legato all’obbligo (se il piano entrasse in vigore) per i gestori di garantire personale esclusivamente per la verifica, il controllo e la sensibilizzazione dei clienti affinché non si faccia troppo rumore. «Passi la sensibilizzazione, ma si ritiene che un’azione di controllo efficace, accompagnata anche da sanzioni, possa essere svolta esclusivamente dalle forze di Polizia che ne hanno autorità», analizzano da Confartigianato che ne fa anche una questione economica: graverebbe sulle attività.
LA PROPOSTA
I locali potrebbero «sostenere investimenti in compartecipazione con il Comune per un reale risanamento acustico della zona della movida. Il Comune potrebbe, su segnalazione dei residenti, sostituire gli infissi esistenti in modo da restituire vivibilità negli ambienti abitativi per le residenze per le quali sarà dimostrato strumentalmente il superamento dei limiti».

